Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 21:14

Maruti, elettrica indiana.

Carlo Cimini ·

Nel 2020, l'India avrà forse il suo primo veicolo elettrico. La Maruti Udyog Limited di Nuova Delhi, più conosciuta come Maruti Suzuki, costruttore di auto locale di proprietà della Casa giapponese, potrebbe produrre entro due anni il primo veicolo a batteria del gigantesco Paese asiatico. Per questo sfrutterà il know how del gigante Toyota, di cui Suzuki è diventato alleato.

Maruti sta impegnandosi per creare un'intera filiera produttiva in India, anche attraverso cospicui investimenti che, dicono gli analisti, ripagheranno nel medio termine. E' il caso della joint venture recentemente realizzata con Toshiba e Denso per la costruzione di una fabbrica che dovrà rifornire di batterie il nascente mercato elettrico indiano.

Strategia e prezzi

Se l'accordo Maruti-Suzuki-Toyota andrà in porto si tratterà di un momento di svolta per l'industria automobilistica indiana. A patto che si riesca a contenere i costi per il compratore finale. A oggi in India - dove esistono sacche di povertà estreme e il reddito pro capite è uno dei più bassi al mondo - il costo medio di una piccola auto con motore tradizionale si aggira tra i 5 e i 7 mila euro, mentre per un veicolo più grande si parte dai 9 mila euro. Per assicurarsi la nuova creazione a batteria di Maruti Suzuki, che dovrebbe avere un'autonomia di circa 380 chilometri, il cliente dovrà sborsare, ai prezzi attuali, circa 18 mila euro.

L'India ha, anche per ragioni di inquinamento come riportano le drammatiche cronache di questi giorni, estremo bisogno di dare il via libera ad una diffusione di massa dell'elettrico. L'obiettivo del governo è quello di avere sul mercato solo mezzi a basse emissioni entro il 2030: per questo motivo si vuole investire pesantemente per accelerare la crescita del settore, in primis la produzione locale di accumulatori.

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