Ultimo aggiornamento  20 settembre 2021 16:42

Grace Kelly, il destino in due auto.

Giuseppe Cesaro ·

Non sarò estroversa, ma non sono nemmeno fredda. Non sarò un tipo esuberante, ma non mi piace leggere che sono così distaccata. Non credo di esserlo”. Si raccontava così, in un’intervista del 1955, un’icona di fascino ed eleganza che aveva appena vinto un Oscar (“La ragazza di campagna”) e che, l’anno successivo, avrebbe attraversato l’Oceano per sposare Ranieri III di Monaco e diventare Principessa. Parliamo di Grace (Patricia) Kelly, nata a Filadelfia, novantuno anni fa (12 novembre 1929) e morta in Francia, a soli 52 anni (14 settembre 1982), in seguito a un incidente stradale avvenuto su una tortuosa panoramica nel comune di Cap-d’Ail (Costa Azzurra), all’altezza di un tornante conosciuto come ‘il gomito del diavolo’. Con un volo di quasi quaranta metri – forse causato da un infarto alla guida - il diavolo, certamente invidioso, aveva strappato le ali a uno degli angeli più amati del jet-set internazionale; un’attrice che, grazie a sole 11 pellicole, è stata inserita dall'American Film Institute al tredicesimo posto tra le stelle più luminose della storia del cinema.

‘Amazing Grace’

“Sapete, io amo Grace Kelly. Non perché era una Principessa, non perché era un’attrice, non perché era mia amica, ma perché era semplicemente la donna più ‘bella’ che io abbia mai conosciuto. Ogni volta che la vedevo, Grace portava nella mia vita - come del resto nella vostra - una luce soffice e calda; e ogni volta che la vedevo, diventava subito vacanza. Non c’è dubbio: mi mancherà. Mancherà a tutti noi. Che Dio ti benedica, Principessa Grace”, disse James Stewart nel suo elogio funebre. Nel '54, Stewart era stato l’indimenticabile protagonista de “La finestra sul cortile”, diretto da Alfred Hitchcock, film che era valso alla Kelly il suo terzo New York Film Critics Circle Award come Migliore Attrice in un solo anno!

Strade francesi, automobili inglesi

Per un ironico e tragico testacoda del destino, quella stessa Costa Azzurra che le aveva regalato un altro straordinario successo internazionale (era la co-protagonista di “Caccia al ladro” - diretto da Alfred Hitchcock - nel 1955 - al fianco di Cary Grant, altro inarrivabile maestro di eleganza) le toglieva la vita, mentre lei era al volante proprio su una delle sue strade. Al suo fianco, la figlia più giovane – Stéphanie - allora diciassettenne, che, per fortuna, riporterà ferite non gravi. Una parabola sfolgorante come poche, quella dell’attrice/Principessa, con alfa e omega curiosamente segnati da due strade francesi e due auto inglesi: una roadster e una berlina. Sunbeam (letteralmente ‘raggio di sole’), la prima; Rover (‘giramondo’, ‘girovago’) la seconda.

Rover 3500 V8S, 1971

Elegante ma sobria, lussuosa ma non sfarzosa, potente (150 cavalli) ma non esagerata, è la Rover 3500 V8S sulla quale, in un anonimo lunedì del settembre ‘82, la Principessa Grace si avvia incontro al proprio destino. L’auto ha ormai una decina d’anni – è vero - ma non è lei la responsabile di quanto accadrà. Malgrado le inevitabili teorie complottiste, infatti, l’ipotesi più accreditata è quella che sbandamento e uscita di strada siano dovuti a un malore della Principessa, probabilmente un infarto. Il progetto originale di questa tre volumi era datato inizi anni Sessanta. L’obiettivo: introdurre sul mercato un’auto meno impegnativa della P5, senza, però, rinunciare alla classe alla quale gli amanti della ‘nave vichinga’ erano abituati. Tre volumi, quattro porte, la P6 mostra un design più sportivo delle ‘sorelle maggiori’, figlio della brillante matita di David Bache, che fonde con sapienza elementi classici e moderni. Motore anteriore (4 cilindri in linea) e trazione posteriore (cambio manuale a 4 marce), la P6 – che nel ’64 si era aggiudicata il titolo di ‘auto dell’anno’ - presenta soluzioni per l’epoca innovative, sia sul versante linea (es. il disegno della plancia o le ‘pinne’ sul paraurti), che su quello la sicurezza (sterzo collassabile, quattro freni a disco, sospensioni posteriori a ponte DeDion). Uscirà di listino nel 1977, dopo 14 anni di onorato servizio e poco più di 320mila esemplari prodotti.

Sunbeam Alpine Mk I, 1953

Una vera e propria dream car, invece, è la Sunbeam Alpine Mk I blu zaffiro, con la quale la bellissima (impertinente e disincantata) ereditiera americana ‘Frances Stevens’ (Grace Kelly) - mostrando una guida da far invidia a un più che navigato rallista – fa di tutto per seminare un’auto della Polizia, tra le curve infide della stessa strada sulla quale – ventotto anni dopo – perderà la vita. Accanto a lei, John Robie, detto, "il gatto", un affascinante e alquanto preoccupato ladro di gioielli ‘in pensione’ (Cary Grant). Parliamo, ovviamente, di “Caccia al ladro”. Film indimenticabile, scena indimenticabile, coppia indimenticabile. E, naturalmente, auto indimenticabile. Una meravigliosa roadster due posti, costruita a mano da Thrupp & Maberly, prestigiosa casa londinese, già fornitori di carrozze per la Regina Vittoria. Una ‘premiata ditta’ che, in oltre due secoli di attività (1740-1967), realizzerà carrozzerie ‘su misura’ per modelli superlusso di marchi prestigiosi come Rolls-Royce, Daimler e Bentley. Quattro cilindri in linea, 2.267 centimetri cubici, 78bhp (57 kilowatt), 150 chilometri all’ora di velocità massima, accelerazione da 0 a 100 in poco meno di venti secondi. Pare che nei due anni di produzione (’53/’55) ne siano stati realizzati solo 1.582 gli esemplari (si stimano in non più di 200 quelli ancora in vita), la maggior parte dei quali (961) esportati negli Stati Uniti. Evidentemente è tra questi che la Paramount deve aver pescato la meraviglia color zaffiro che, messa nelle mani di un’altra meraviglia dagli occhi color zaffiro, ha contribuito a rendere immortale una delle più belle pellicole di quello che è universalmente considerato il ‘Maestro del brivido’. 

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