Ultimo aggiornamento  23 luglio 2019 02:30

Caos Brexit: l'auto non ci sta.

Colin Frisell ·

LONDRA - In tutta la Gran Bretagna si accendono le luci natalizie nelle vie del commercio (bellissime quelle su Carnaby Street) e i grandi gruppi commerciali svelano gli spot che ci accompagneranno fino al 24 dicembre (il mio preferito è quello della catena di negozi John Lewis, che ha come protagonista Moz, un ingombrante mostro che vive sotto il letto di un ragazzino, creato dal regista premio Oscar Michel Gondry, cercatelo su YouTube). Ma c'è un'altra data segnata in rosso sui calendari inglesi: 29 marzo 2019. Quel giorno, alle ore 11 p.m., cioè le 23 nelle isole britanniche, mezzanotte sul continente, si concretizzerà la Brexit, il divorzio del Regno Unito dall'Unione europea

Almeno questo dice la signora Theresa May, primo ministro che sembra un po' la torre di Pisa: secondo tutti i calcoli dovrebbe cadere da un momento all'altro e invece sta in piedi e anzi avanza spedita per traghettare le Isole Britanniche al di fuori dell'Europa. I colloqui a Bruxelles sono in pieno svolgimento e gli stessi partner europei hanno avvertito che se non ci saranno significativi progressi nel breve periodo - si parla di un paio di settimane al massimo - l'intera operazione potrebbe naufragare con conseguenze drammatiche soprattutto per le tasche degli inglesi. 

Paura Vauxhall 

Nel frattempo da molte parti, continuano a levarsi grida di allarme e di attenzione. Tra gli ultimi l'appello di Carlos Tavares, Ceo di Psa che, in un'intervista, ha sottolineato come sia fondamentale per gli impianti britannici della Vauxhall (che fa parte del gruppo francese) ritrovare competitività, in vista della Brexit. Già ora i costi industriali sono il doppio di quelli delle fabbriche francesi, in caso di addio al mercato comune, che sia Brexit hard o soft, le cose non potrebbero che peggiorare.

Allarme Honda e Ford

Anche Honda - che a Swindon produce circa l'8% del milione e 700.000 auto costruite ogni anno nel Paese e impiega 4.000 persone - protesta con forza. "Non potremo sostenere - si legge in una nota ufficiale della Casa giapponese - l'aggravio del 10% dei dazi imposto in caso di ritorno del Regno Unito alle tariffe dell'organizzazione mondiale del commercio dopo la Brexit

Ford, che ha due fabbriche di motori nel Regno Unito, rincara la dose e avverte che ulteriori dazi e l'obbligo di sottostare a una rigida burocrazia potrebbero "danneggiare gravemente il flusso di denaro" derivante dall'attività con conseguenze non facilmente prevedibili. Secondo Ford serve un accordo-ponte che lasci sostanzialmente le cose come stanno almeno fino a quando non saranno trovati tutti gli accordi, qualcosa che, secondo il costruttore, "difficilmente avverrà entro il 2019".

Perché il Natale è molto bello e tutti siamo più buoni, ma gli inglesi non amerebbero risvegliarsi la mattina del 30 marzo e scoprire che il mostro è uscito da sotto il letto e adesso devono farci i conti sul serio. 

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Giornalista appassionato di auto e 100% suddito di Sua Maestà

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