Ultimo aggiornamento  24 settembre 2019 10:35

Shell, asfalto e colonnine.

Patrizia Licata ·

Le strategie dei governi nazionali e dei costruttori d'auto che sempre più puntano sui veicoli elettrici costringono anche i gruppi petroliferi a cambiare rotta. Per il colosso Royal Dutch Shell preservare i margini significa virare verso le attività di raffinazione per produrre asfalto (insostituibile nelle strade) o plastica (indispensabile nei veicoli e altri prodotti) ma anche inserire nelle tradizionali stazioni di servizio colonnine per la ricarica elettrica.

Il futuro downstream

L'industria dell'oil&gas è obbligata al rinnovamento sia dalle politiche per la lotta al cambiamento climatico, che porta un numero crescente di nazioni a inasprire i limiti sulle emissioni di gas serra e quindi sull'uso dei combustibili fossili, sia dal crollo del prezzo del petrolio che ha inciso fortemente sui profitti. Shell ha recentemente confermato - parlando con la stampa - che il business del "downstream", di cui fanno parte le attività petrolchimiche, sta diventando più importante del segmento "upstream" (le attività di esplorazione e sviluppo di pozzi e giacimenti) e che il gruppo sta cavalcando la crescita economica dell'Asia e di altre aree del mondo dove è robusta la domanda di derivati del petrolio per ora insostituibili, come l'asfalto per la realizzazione o riparazione delle strade e i polimeri usati per produrre la plastica delle automobili (e molti altri prodotti).

Ricarica elettrica alla pompa di benzina

Nei piani di Shell c'è il raddoppio delle attività petrolchimiche entro il 2025 con l'apertura di nuovi impianti di raffinazione, tra cui quelli previsti in Louisiana e Pennsylvania, negli Usa, dove l'azienda ha accesso allo shale gas, poco costoso da estrarre e favorito dalla politica energetica pro-combustibili fossili del presidente Donald Trump.

Il gruppo anglo-olandese, però, non chiude gli occhi di fronte all'avanzata della mobilità elettrica: entro il 2025, il 20% delle vendite alle stazioni di rifornimento Shell dovrà essere avere dei sistemi di ricarica per veicoli elettrici. L'azienda, che ha 43.000 punti di rifornimento in 70 paesi, ha già iniziato a introdurre colonnine di ricarica elettrica in alcune sue stazioni di servizio nel Regno Unito e presto farà altrettanto in Germania.

I conti con l'incognita

Le previsioni di Shell sono un'equazione dove l'incognita è rappresentata dalle regole dei vari paesi sulle emissioni di gas serra. Se i governi si muoveranno verso una drastica riduzione dei combustibili fossili, non solo mettendo al bando i veicoli a benzina e diesel (come faranno per esempio Francia, Norvegia e India entro il 2040), ma riducendo il consumo di prodotti in plastica come buste e bottiglie, la domanda di derivati del petrolio potrebbe soffrire più di quanto immagini il colosso dell'energia.

Uno studio di Carbon Tracker, Ap7 e Pka, basato su dati dell'Agenzia internazionale dell'energia, indica che entro il 2035 potrebbe chiudere un quarto di tutti gli impianti di raffinazione mondiali. Gli esperti ammoniscono: "La petrolchimica dovrà fare i conti con la normativa sull'ambiente".

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