Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 09:36

Da Tokyo a Parigi, l'olimpiade è a idrogeno.

Alessandro Marchetti Tricamo ·

TOKYO - A Tokyo si respira già aria di Olimpiadi. Il 2020 d’altronde è vicino e passato l’allarme per il tifone Lam e la fase transitoria legata alle elezioni, nella capitale giapponese si torna a parlare di quello che verrà. A cominciare dal sistema necessario a garantire la mobilità durante l’evento di atleti, delegazioni e pubblico. Possibilmente a basso impatto ambientale.

Idrogeno, vettore di energia pulita

“Il Giappone non è un Paese dalle grandi risorse energetiche: dovendo scegliere come produrre l’energia necessaria, meglio farlo attraverso l’idrogeno che garantisce un processo sostenibile e, nel caso del trasporto, zero emissioni nocive allo scarico”. Le parole sono di Akio Toyoda, presidente e ceo di Toyota che queste Olimpiadi le ha supportate dal 2015, proprio come partner per la mobilità del Comitato Olimpico Internazionale. Un’esperienza che tornerà utile a Parigi 2024, tanto più se il sindaco Anne Hidalgo ha già deciso - proprio a partire dal 2024 - lo stop alla circolazione dei veicoli diesel, per fermare poi definitivamente tutte le auto entro il 2030. L’idrogeno le farà cambiare idea? “Non lo so. Certamente noi siamo pronti a mettere a disposizione delle Olimpiadi francesi come partner, tutta la nostra tecnologia e il know-how che acquisiremo durante i giochi olimpici di Tokyo”, risponde Nobuhiko Murakami a capo delle relazioni istituzionali della Casa giapponese.

Obiettivo 1.000 chilometri

Tecnologia che è ormai piuttosto nota: un veicolo elettrico che ricava l’energia a bordo, combinando idrogeno ed ossigeno all’interno di fuel cell (celle a combustibile), ottenendo come prodotto della reazione chimica l’energia necessaria al motore e del vapore acqueo destinato allo scarico. In numeri il piano Toyota si traduce in una flotta a regime di 100 bus con fuel cell a idrogeno derivati dal concept Sora presentato al Tokyo Motor Show nelle scorse ore, destinata alla capitale giapponese a partire dal 2018. Al bus – predisposto neppure a dirlo anche per atleti e visitatori con disabilità visto che sarà in servizio anche per le Paralimpiadi - Toyota aggiungerà nel 2020 la nuova generazione della Mirai, prima auto a idrogeno al mondo prodotta in grande serie (a regime 3mila unità l’anno), e un modello aggiuntivo sviluppato dal concept Fine-Comfort Ride, con un target di autonomia di 1.000 chilometri a zero emissioni (l’attuale si ferma a 550). Oltre a un progetto di un veicolo commerciale a idrogeno destinato alle consegne insieme alla catena di supermercati 7-eleven.

Dallo Shinkansen all'idrogeno

L’industria automobilistica giapponese (a Toyota si aggiunge anche Honda) ha deciso dunque di dare il proprio contributo per raggiungere l’obiettivo imposto dal governo dell’appena confermato Shinzo Abe: 160 stazioni di rifornimento a idrogeno (diventeranno 900 nel 2030) e 40 mila veicoli a fuel cell in strada (oggi sono poco più di 2 mila) proprio in concomitanza di Tokyo 2020. La sintesi di tutto questo è forse nelle parole del governatore della città di Tokyo, Yoichi Masuzoe: “Le Olimpiadi del 1964 hanno lasciato alla città il treno veloce Shinkansen quelle del 2020 ci consegneranno l’avvio alla società a idrogeno”. Un passo che dovrebbe prevedere 35 stazioni di rifornimento in città (oggi sono 8) che diventeranno 80 nel 2025. Non un investimento da poco visto che ogni distributore ha un costo di 500 milioni di yen, circa 4 milioni di euro. A Tokyo la volata dell'idrogeno sembra lanciata, toccherà a Parigi portarla fino al traguardo.

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