Ultimo aggiornamento  19 maggio 2019 22:38

Sonny & Cher: due voci, due Mustang.

Giuseppe Cesaro ·

Non ho mai avuto una madre, ho conosciuto a mala pena mio padre, ho passato diciotto anni in questa città e tu se l’unico ragazzo che ho avuto: non posso più restare, forse un giorno tornerò. Piccola, non andar via; bella ragazza, non andare via; ti amo così tanto: bella ragazza, non andare via”.

È la strofa iniziale di “Baby Don’t Go” (1964) il primo successo discografico di una delle coppie più celebri del pop-rock anni ‘60: “Sonny & Cher”. Lui, Salvatore Phillip “Sonny” Bono (Detroit, Michigan, 16 febbraio 1935 – South Lake Tahoe, California, 5 gennaio 1998) - cantante e autore di origini siciliane, con un futuro nella politica americana; lei, Cherilyn Sarkisian LaPierre, nota al secolo e allo show business come Cher (El Centro, California, 20 maggio 1946: padre armeno, madre irlandese), all’epoca giovanissima cantante, e poi attrice, produttrice e presentatrice televisiva.

Come Cesare e Cleopatra

L’incontro galeotto avviene in un bar di Los Angeles nel ’62: lui ha 27 anni, lei soltanto 16. Due anni dopo, i due fanno già coppia fissa sia nell’arte (sobrio il nome d’esordio: “Caesar & Cleo”, Cesare e Cleopatra) che nella vita. Il loro matrimonio (celebrato il 27 ottobre 1964: cinquantatre anni fa esatti) durerà fino al ’75. Il sodalizio artistico poco di più. Ma mentre Sonny concluderà la carriera dedicandosi prima alla ristorazione e poi alla politica (morirà nel gennaio del 1998, in, un incidente sciistico ai confini tra California e Nevada), Cher diventerà una super stella pop (più di 100 milioni di dischi venduti) e una apprezzata e affermata attrice: Oscar come miglior attrice protagonista (“Stregata dalla Luna”, di Norman Jewison, 1988) e Prix d'interprétation féminine a Cannes (“Dietro la maschera”, 1985 di Peter Bogdanovich). A questi si aggiungono un Grammy, un Emmy, tre Golden Globe e un People's Choice Award. Quello che pochi sanno è che Cher è l'unica artista che sia riuscita a piazzare un numero 1 in classifica in ben sei diverse decadi. Tanto per dare l’idea, Michael Jackson, si è fermato (si fa per dire) a cinque.

Imitati dagli Stones

Ma torniamo alla metà degli anni Sessanta. Estate 1965: “I Got You Babe” – il singolo estratto da “Look at Us”, album d’esordio del duo – raggiunge la vetta delle classifiche americane e inglesi. È una ballad dal sapore dylaniano, che proietta Sonny & Cher nell’olimpo dei nomi più amati della generazione giovane. La loro popolarità è tale che – durante uno show della BBC - gli stessi “Rolling Stones” li impersonano, mimando uno dei successi del duo, con Brian Jones – fondatore della band - nella parte di Sonny.

Testimonial per Ford

Il successo della coppia non sfugge a uno dei marchi sinonimo di ‘automobile’ – la Ford – i cui vertici ritengono Sonny & Cher testimonial ideali per aumentare la penetrazione nella fascia giovane del mercato. Ecco, quindi, che l’anno successivo (1966), dalle catene di montaggio di San Jose (gli impianti, tra i primissimi automatizzati degli Stati Uniti, erano stati trasferiti da Richmond dieci anni prima e sarebbero rimasti aperti fino al 1983, sfornando alcune ‘icone’ Ford come Falcon, Maverick e Mustang), escono due decappottabili, che vengono subito spedite a un autentico mago delle customizzazioni: George Barris, per la necessaria opera di personalizzazione.

Il papà della prima ‘Batmobile’

Chi è Barris? Oltre a essere il papà della prima ‘Batmobile’ (quella utilizzata nella serie tv del 1960), firma modelli decisamente speciali, per i più grandi nomi dello show-biz. Tra gli altri, una Rolls Royce d’oro per Zsa Zsa Gabor, una Cadillac limousine for Elvis Presley, alcune Pontiac station wagon per John Wayne, e una Cadillac Eldorado trasformata in station wagon per Dean Martin.

Le due Mustang ‘custom edition’

Nelle sapienti mani di Barris le due Mustang ‘convertible’ diventano rispettivamente – come recita un’apposita targhetta ottonata applicata sopra ai ‘mangiacassette’ in dotazione – la “Sonny Bono Custom Edition Ford Mustang” e la “Cher Custom Edition Ford Mustang”.

Entrambe le auto sono equipaggiate con un V-8 289 (4.7 litri) a trasmissione automatica. Quella di Sonny, però, monta un carburatore a 4 corpi, sviluppa 225 cavalli e può raggiungere una velocità massima di 195 chilometri all'ora, passando da 0 a 100 in 8,1 secondi, mentre quella di Cher, con un due corpi, si ferma a 200 cavalli e supera di poco i 185 chilometri orari: accelerazione da 0 a 100 in 10.2 secondi.

Barris sostituisce il ‘giallo primavera’ della verniciatura originale della carrozzeria della Mustang di Sonny con un ‘Murano Gold Pearl’ (‘Oro perlato di Murano’), con sfumature e riflessi bruniti e arancio, mentre la livrea ‘Candy Apple Red’  (‘Rosso mela caramellata’) della Mustang di Cher si trasforma in ‘Hot Pink Pearl’ (‘Rosa shocking perlato’).

Entrambe le Mustang presentano griglie del radiatore rilavorate, nuove fasce frontali e laterali, fari rettangolari, luci posteriori custom Thunderbird, maniglie delle portiere a scomparsa, false marmitte laterali e finte prese d’aria sul cofano.

Inconfondibili, dentro e fuori

Sobri - come del resto la coppia di artisti - anche gli interni. Tappetini di pelle di pecora trattata, per entrambi. Color bronzo/oro per Sonny; rosa shocking per Cher. I sedili, invece, sono in pelle, rivestiti di pelliccia (come anche gli interni dei portabagagli): pelle scamosciata e copertura in lince rossa, per Sonny; pelle nera ed ermellino bianco, per Cher.

Non è dato sapere per quanto le due pop-star abbiano scorrazzato a bordo dei loro gioiellini, quello che è certo è che le due Mustang fanno bella mostra di sé in “Good Times”, musical del 1967 che segna il debutto alla regia di William Friedkin, che diventerà famoso sei anni dopo, dirigendo la pellicola cult “l’Esorcista”. Chissà se l’ispirazione gli è venuta dopo aver visto i nostri eroi in sella ai loro 'cavalli selvaggi'.

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