Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 10:19

Toyota e Nissan, mai più "gaijin".

Francesco Paternò ·

TOKYO – Ora 10.45 ora locale del 25 ottobre, Motor Show 45esima edizione. Allo stand Nissan, secondo costruttore giapponese e membro dell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, sotto i riflettori c’è un top manager italiano, Daniele Schillaci, capo di vendite e marketing a livello globale e responsabile dell’elettrico in cui Nissan è leader mondiale. Vive a Tokyo ed è il manager italiano che più di tutti ha fatto carriera fuori dal nostro Paese. Poco prima, alle 8.30, allo stand Toyota, secondo costruttore al mondo e leader nell’ibrido, aveva preso la parola il francese Didier Leroy, un numero due del gruppo con deleghe chiave a livello globale. Due top manager non giapponesi – “gaijin”, “esterni” o “stranieri” nella traduzione locale in genere usata con qualche disprezzo – che parlano a nome dei rispettivi gruppi di casa nel Paese del Sol Levante. Un fatto inconsueto se non inedito, da queste parti.

La discontinuità dopo Ghosn

Può darsi che Toyota e Nissan, divisi da antica rivalità, si siano voluti copiare, ma è un segnale di discontinuità che in Giappone è cosa rara. E di cambiamento: sono passati 18 anni da quando Carlos Ghosn, oggi presidente dell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, venne spedito a Tokyo a rimettere in piedi la Nissan sull’orlo della bancarotta. Ghosn venne definito subito un “gaijin”, mai era successo che uno straniero dirigesse un’icona dell’economia giapponese. Negli anni e nonostante migliaia di licenziamenti e chiusura di fabbriche in Giappone, Ghosn il “gaijin” riuscì a diventare popolare, con comparsate in tv e addirittura trasformato in eroe nei manga, i celebri fumetti locali.

“Intelligent mobility” per Schillaci

Ghosn ha fatto scuola, a tutti i livelli. Al Motor Show di Tokyo, Schillaci si è presentato con il viso contrito, ha chiesto scusa per lo scandalo delle ispezioni irregolari alla Nissan costate almeno due settimane di sospensione della produzione  e centinaia di migliaia di richiami, inchinandosi come un perfetto giapponese. Quindi un decina di secondi di religioso silenzio, via la luce per un attimo come a teatro, cambio di scena e Schillaci è tornato a fare il suo lavoro con il solito volto largo e sorridente presentando concept e prodotti Nissan. Sulla scia dell’”intelligent mobility”, chiave di volta del futuro Nissan.

“Human movement company” per Leroy

Leroy aveva iniziato invece con una battuta su se stesso, “vi chiederete che ci fa un francese qui”, per poi dare proprio lui la linea sul presente e futuro di Toyota, non più solo una società di automobili ma in piena trasformazione verso una “human movement company”. Un altro interessante segnale di cambiamento.

Salvo averne un altro all’apparenza minore poco dopo allo stand Mercedes, dove il costruttore tedesco affida la presentazione a un uomo e a ben tre donne occcidentali. Il marchio non gioca in casa, certo, ma per la cultura maschile e spesso maschilista del Giappone del premier Shinzo Abe che vuole eternizzarsi, tre donne su un palco fanno almeno un’altra notizia.

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