Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2018 09:52

Mai prestare una Dino a Keith Moon.

Paolo Borgognone ·

"(We) don't get fooled again", "non ci faremo fregare un'altra volta". Sono le ultime parole della canzone - che porta lo stesso titolo - e che chiudeva le esibizioni del gruppo rock degli Who durante il "The Who Tour" del 1976. Proprio il 21 ottobre di quell'anno, con l'ultimo concerto al Maple Leaf di Toronto, terminava l'esperienza live di Keith John Moon, il batterista della band che non si esibì mai più sul palco e trovò la morte il 7 settembre del 1978. 

Noto per i suoi clamorosi eccessi - si calcola che un anno, nonostante fosse al top della carriera, Moon abbia intascato solo 47 sterline, spendendo tutti i suoi guadagni in risarcimenti a ristoranti e alberghi di tutto il mondo che era solito devastare - il batterista nativo della zona di Wembley, nord di Londra e soprannominato "Moon the Loon- Moon il pazzo", è stato coinvolto nel corso della sua carriera anche in diversi "incidenti" con protagoniste le automobili. Uno di questi, nel 1970, costò la vita al suo assistente Neil Boland, travolto dalla Bentley del musicista che venne però prosciolto da ogni accusa.

La Lincoln in piscina

L'incidente più noto - e anche uno di quelli che gli costò più caro -  avvenne il 23 agosto 1967 a Flint, in Michigan, la città famosa per aver dato i natali, tra gli altri alla cantante Dee Dee Bridgewater e allo scomodo regista Michael Moore.

Moon e gli Who erano in tour come supporto della band Herman Hermits e alloggiavano presso l'Holiday Inn della cittadina, a 100 chilometri da Detroit. Quel giorno Moon compiva 21 anni, l'età in cui negli Stati Uniti diventa legale bere alcolici. In breve tempo il party organizzato a bordo piscina per il suo compleanno, tra fiumi di bevande e probabilmente di sostanze stupefacenti, diventò "selvaggio", tanto che ad un certo punto si presentò la polizia, chiamata dal direttore dell'albergo.

Per sfuggire alla minaccia di arresto, Moon - che a quel punto era completamente nudo dalla cintola in giù - pensò bene di salire su una delle vetture parcheggiate lì vicino. L'alto tasso alcolemico dei presenti ha fatto nascere diverse leggende. Per alcuni l'auto era una Rolls Royce, per altri una Lincoln Continental. Moon tolse il freno a mano e l'auto, lentamente ma inesorabilmente, finì in piscina. C'è chi dice addirittura che questa storia non sia mai accaduta. Ma Roger Daltrey, la voce del gruppo inglese, ricorda bene soprattutto il conto salatissimo pagato dalla band: 50.000 dollari di danni. E un bando definitivo dagli hotel della catena. 

La Ferrari in un fosso

Cinque anni dopo, 1972. Keith ha comprato da appena un mese una spettacolare Ferrari Dino. Un pomeriggio d'estate si ferma a bere una pinta di birra - veramente pare fossero due o tre almeno - in una zona fuori Londra. Un paio di ciclisti di passaggio lo notano e si fermano ad ammirare la splendida auto di Moon il quale, senza battere ciglio, dà agli sconosciuti la chiave, invitandoli a farsi un giro. I due salgono a bordo e schizzano via: dopo poche centinaia di metri, però, quello alla guida non vede un cartello che segnala dei lavori in corso, perde il controllo della Ferrari che finisce dritta dentro a un fosso. Distruggendosi. Pare che, una volta davanti al disastro, il musicista abbia esclamato una frase che suonava più o meno così: "E chi se ne frega, sono solo soldi!". 

Un'altra auto in acqua

Torniamo un attimo ad Ann Arbor e all'incidente in piscina: secondo Roger Daltrey, la leggenda che l'auto finita in acqua fosse una Rolls Royce deriverebbe da un'altra storia che coinvolgeva Keith Moon. Pare che il batterista si fosse un giorno fatto consegnare una Chrysler Wimbledon, costosissima auto storica risalente alla fine degli anni '30, sperando di farla pagare alla band. Quando gli altri membri si rifiutarono di farlo, Moon salì sulla vettura e la guidò - apposta stavolta - dentro un laghetto ornamentale

Tragica fine

Per molti la vita di Keith Moon - breve, intensa, tragica, estrema - è il simbolo stesso del rock and roll e della sua dannazione. Il nome del batterista degli Who torna in alcune delle più incredibili vicende che hanno visto protagonisti i grandi della musica degli anni '70, come il "lost weekend" di John Lennon, diciotto mesi passati dall'ex Beatles a Los Angeles - lontano dalla moglie Yoko Ono rimasta a New York - fra il 1973 e il 1974 tra eccessi alcool e droghe.

La parabola di Keith Moon si chiude il 7 settembre del 1978 in un appartamento di Londra di proprietà del cantante americano Harry Nilsson, sinistramente la stessa casa nella quale si era spenta, il 29 luglio del 1974, la splendida voce di Cass Elliot, Mama Cass del gruppo Mamas and Papas. Dopo aver passato la serata a una festa con Paul McCartney e la moglie Linda Eastman, Keith, che stava preparandosi a partecipare al film "Brian di Nazareth" del gruppo comico dei Monty Python che gli venne poi dedicato, morì per un overdose di clometiazolo, la medicina che gli era stata prescritta per combattere i sintomi dell'astinenza da alcool. Nel suo corpo, secondo l'autopsia, vennero trovate 32 pasticche, 26 delle quali non assimilate. Le altre 6 sono sono bastate a toglierci uno dei più grandi batteristi di sempre, Moon the Loon

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