Ultimo aggiornamento  11 dicembre 2019 18:12

Un'auto chiamata Playboy.

Paolo Borgognone ·

Tutto il mondo conosceva il signor Hugh Hefner, nato a Chicago, Illinois il 9 aprile del 1926 e recentemente scomparso, soprattutto come inventore, editore, proprietario della rivista più famosa al mondo, Playboy. Pochi, invece, sanno la vera storia di come gli venne l’idea di usare proprio questa parola come testata della pubblicazione che vide la luce nel lontano 1953. Hefner la “rubò” ad una fabbrica di automobili dalla breve e sfortunata esistenza.

99 automobili 

La Playboy Automobile Company venne fondata all’indomani della seconda guerra mondiale da Louis Horwitz, Charles Thomas e Norman Richardson: tutti e tre credevano che, per rilanciare l’economia post-bellica, l’America avesse bisogno di vetture piccole e di prezzo contenuto, alla portata di tutti. Fu cosi che, con 50.000 dollari e l’esperienza da ingegnere del solo Thomas, fondarono la Playboy. L’azienda, nei circa quattro anni di vita tra il 1947 e il 1951, sfornò in tutto 99 vetture e fece presto bancarotta – nonostante i sogni di quotarsi a Wall Street - dando l’addio a sogni di gloria.

Un piccolo gioiello 

L’auto che avrebbe dovuto portare la Playboy al successo, di cui fu realizzato un prototipo nel ’47, prometteva soluzioni molto interessanti e innovative per l’epoca. Si trattava di una decapottabile con motore anteriore Continental 4 cilindri da 48 cavalli, cambio e sospensioni automatici. Un gioiellino. Eppure qualcosa andò storto. Accadde che, per finanziarsi, i tre imprenditori mandarono in giro per l’America dei prototipi, sostanzialmente vendendo quello che ancora non c’era. E quando scoppiò lo scandalo della Tucker - un’altra azienda che avrebbe voluto fare concorrenza ai big di Detroit e che andò a sbattere contro un’accusa di bancarotta fraudolenta, come splendidamente raccontato nel film “Tucker, un uomo e il suo sogno”, diretto nel 1988 da Francis Ford Coppola -  anche la Playboy Automobile Company naufragò. Oltre al danno la beffa: condannata alla bancarotta nel 1950, la Playboy risultò aver commercializzato solo prototipi. Quindi, fallì senza aver venduto una sola auto.

La prima "coniglietta" 

Ma torniamo a Hefner. Siamo nel 1953 e l’istrionico giornalista ha avuto l’idea del secolo: una rivista patinata che metta “a nudo” – letteralmente – quel che chiama la gioia di vivere e la bellezza dell’America. Ha anche la prima ragazza da mettere in terza pagina: è una sua coetanea, nata a Los Angeles il 1 giugno del 1926, di mestiere fa l’attrice e l’America se ne è innamorata pazzamente già da un po’. Si chiama Norma Jean Mortenson Baker Monroe: tutti la chiamano Marilyn. A Hefner manca il nome per la rivista, ma un suo amico gli parla di quando la mamma, alcuni anni prima, lavorava come segretaria per la Playboy Automobile Company. Come raccontava lo stesso Hefner, dalla decappottabile alle conigliette, la vita di questo geniale innovatore è sempre stata…topless.

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