Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 00:59

Springsteen, compleanno al Cadillac Ranch.

Paolo Borgognone ·

“Cadillac, Cadillac, long and dark, shiny and black”… è il refrain di “Cadillac Ranch”, 13esima traccia del doppio album “The River”, pubblicato il 10 ottobre del 1980 e firmato dal Boss, Bruce Frederick Joseph Springsteen, nato a Freehold, New Jersey il 23 settembre del 1949, 68 anni fa.

Springsteen, durante una carriera iniziata 45 anni fa, è assurto a icona dello spirito e della moderna cultura pop americana, attraverso canzoni che hanno saputo raccontare storie di tutti i giorni, con eroi quotidiani e che pescano a piene mani dalla realtà della “working class”: un mondo che il Boss – figlio di un autista d’autobus mezzo irlandese e di una casalinga di famiglia originaria di Vico Equense in provincia di Napoli - conosce così bene. Un destino che lo accomuna ad un altro grande storyteller che ha compiuto gli anni questa settimana (70 nel suo caso, il 21 settembre), lo scrittore di Portland Stephen Edwin King

Sotto questo cofano

Springsteen è uno dei poeti dell’America contemporanea. E spesso la poesia a stelle e strisce ha a che fare con le automobili e la loro importanza nella vita di ogni giorno. Sono stati scritti libri sui significati delle auto nelle varie tracce dei dischi del Boss: luogo di dannazione, unico mezzo per fuggire alla disperazione, alla noia, al pesante fardello della piatta vita di una provincia senza futuro. "Tutta la redenzione che ho da offrire, ragazza mia, è sotto questo cofano sporco", dice il disperato protagonista di "Thunder Road", 1975, l'inno di tutti quelli che sanno che solo scappando potranno avere ancora un'opportunità.

Ballata per dinosauri

Ma la canzone con cui vogliamo celebrare Bruce e il suo compleanno non è - per una volta - una ballata triste anzi. Il critico musicale Dave Marsh scrisse: "Farebbe ballare anche un dinosauro". Il Boss scrisse  "Cadillac Ranch" per l'album "The River", un doppio che alterna morbide ballate e pezzi di profonda intimità (due titoli su tutti, la disperata title-track "The River" e la romantica "Two Hearts") che è quasi una boccata d'aria tra due dei suoi dischi più dark, "Darkness on the Edge of Town" del 1978 e l'ancora più tenebroso capolavoro "Nebraska" del 1982. 

"Cadillac Ranch" è scandita da un ritmo quasi rockabilly che però nasconde un testo che ci invita a riflettere sulla transitorietà della vita. L'incipit è un continuo rimpallare di un'immagine femminile che è la compagna del protagonista ma è anche la sua auto, "lei aspetta luccicante al sole, per accogliere il suo uomo quando il lavoro è finito". E ancora "Eldorado fins, whitewalls and skirts" - alettoni, cerchioni bianchi e finiture, ma "skirts" in inglese sono anche le gonne. E per chiudere l'introduzione "viaggia come un pezzo di paradiso in terra".

Tutti al Cadillac Ranch 

Bruce sembra portarci a guidare  su una strada polverosa del Texas, a bordo di una Cadillac lunga, scura, lucente e nera - il refrain che abbiamo letto all'inizio - dove incontriamo una serie di amici, tutti su una splendida vettura della stessa Casa . "James Dean in quella Mercury '49", "Burt Reynolds nella Trans-Am nera" e Junior Johnson - meno noto da noi, ma negli Usa famosissimo come pilota e proprietario di scuderie da corsa - che corre per i boschi della Carolina". Tutti - dice il Boss, "si incontreranno al Cadillac Ranch". Dove arriveremo anche noi. 

Finale triste

Chi conosce Springsteen - e forse chi conosce la vita - sa che certe vicende difficilmente hanno un lieto fine e questa non fa eccezione. Prima di arrivare in fondo a questa avventura tra strada e musica, ascoltiamo le ultime due strofe in cui il protagonista ci racconta con brevi pennellate della triste storia della sua ragazza che "guida tutta sola, attraversando la notte del Wisconsin" per poi chiudere : "(La Cadillac) si è affiancata a casa mia oggi e si è portata via la mia bambina". 

Chiedi cos'è il ranch

Ma cosa è questo Cadillac Ranch di cui ci parla Springsteen? Un concessionario? Un cimitero di vecchie carcasse piene di ruggine? No, il Cadillac Ranch è un luogo straordinario, lungo una strada che oggi ha cambiato nome e si chiama I-40 ma che tutti, proprio tutti, nel mondo conoscevano come Route 66.

Appena fuori la città di Amarillo, Texas, nel 1974 un gruppo di artisti californiani - figli dei fiori e decisamente fuori dagli schemi -  gli Ant Farm, incontrano un bislacco miliardario del posto, Staney Marsh III. Dall'incontro nacque l'idea di creare una installazione di pop art: 10 Cadillac - l'auto americana più americana che ci sia - messe in fila dalla più vecchia (1948) alla più moderna (1963) e infilate nel terreno per il cofano. Con tanto di invito per i visitatori a portarsi dietro delle bombolette di vernice spray per lasciare un proprio graffito sulle carrozzerie. Semplice. E geniale.

Oggi il Cadillac Ranch è una delle principali attrazioni per i turisti che vanno in Texas - superata forse solo dalle rovine di Fort Alamo, dove si è fatta la storia degli Stati Uniti. Anche su Alamo sono state scritte delle canzoni, soprattutto marce militari a sfondo patriottico. Tutta un'altra storia rispetto a un viaggio lungo la Route 66 su una Cadillac, col Boss che canta. Buon compleanno, Bruce.

Tag

Bruce Springsteen  · Cadillac  · Ranch  · Route 66  · Texas  · 

Ti potrebbe interessare

· di Paolo Borgognone

Sono nati a due giorni e pochi anni di distanza (21 e 23 settembre) i maestri indiscussi del loro genere. Spesso usando le auto per parlare di sé e del mondo

· di Giuseppe Cesaro

Le auto del gruppo. Anzi del suo batterista Nick Mason. Un elenco infinito con Ferrari, Maserati, Jaguar e un incredibile Bedford. All'appello manca però quella Austin del 1930...

· di Giuseppe Cesaro

Bruce Springsteen, 50 anni con la chitarra in mano e più di 40 in viaggio a raccontare splendori e miserie del sogno americano. Metafora preferita: l'auto.