Ultimo aggiornamento  09 dicembre 2019 12:06

Dyane, splendida cinquantenne.

Massimo Tiberi ·

Cinquant’anni fa il debutto della Citroën Dyane, l’auto nata per affiancare, e poi sostituire, la 2CV lanciata nel 1948, già allora un mito e in realtà niente affatto invecchiata agli occhi di una clientela che, in patria e su molti mercati, continuava ad apprezzarla. La nuova arrivata farà del suo meglio (1,5 milioni le unità costruite fino al 1984), ma non riuscirà mai a prendere veramente il posto di un modello iconico e amatissimo che, anzi, le sopravviverà, uscendo di scena soltanto nel 1990.

Ricerca di modernità

Era, d’altra parte, un compito difficilissimo quello affidato ai tecnici, e soprattutto agli stilisti, della Casa del Double Chevron, ai quali venne imposto di mantenere le caratteristiche fondamentali e la base meccanica della 2CV per risparmiare sui costi (l’azienda vive tempi difficili e nel 1974 verrà comprata infatti da Peugeot) ed evitare stravolgimenti traumatici rispetto alla immagine acquisita da un’utilitaria dalla personalità fortissima. L’idea era quindi quella di “modernizzare”, pensando alla concorrenza sopravvenuta nel frattempo, piuttosto che di abbandonare un’impostazione che si era rivelata vincente.

Anticonformista per natura

Ad affrontare il problema più complesso, quello che riguarda il disegno e l’architettura della carrozzeria, è inizialmente Louis Biornier, già autore di alcune avveniristiche Panhard (marchio assorbito dalla Citroën), ma in seguito interverranno il Centro Stile della Casa e, da ultimo, l’appena preso in forza Robert Opron, che firmerà in seguito vetture dai tratti decisamente anticonformisti, dalla GS alla SM, alla CX. La Dyane si presenta così come una sorta di trasposizione nell’attualità della 2CV, della quale riprende le proporzioni (lunghezza sui 3 metri e 90) squadrandone le forme. I fari sono ora inseriti nei parafanghi, che restano separati dalla carrozzeria, mentre si conferma l’ampio tetto apribile e un pratico portellone dà l’accesso al bagagliaio. I vetri anteriori sono scorrevoli e non più a ribaltina e i sedili, sempre con struttura tubolare, sono più confortevoli. Non viene dunque alterata la funzionale semplicità della progenitrice e anche il cambio mantiene il tipico comando a “manico d’ombrello” sulla plancia.

Motore consolidato

Sotto pelle, nulla cambia: trazione anteriore, morbide sospensioni tutte indipendenti, freni anteriori entrobordo e il motore bicilindrico raffreddato ad aria di 425 cc per 21 cavalli (diventeranno 435 e 26 nell’evoluzione del prodotto). Modeste le prestazioni, ma la eccellente tenuta di strada e l’economia nei consumi  non vengono smentite. Il temperamento si farà più brillante nel 1968 con la Dyane 6 (602 cc, 28, 33 e infine 35 cavalli), battezzata Dyanissima in Italia, Paese dove la nuova Citroën avrà particolare successo, considerando l’interruzione per alcuni anni della vendita della 2CV. Non mancherà neppure la versione furgonetta, Acadiane, estremamente versatile e capiente, a completare una gamma che subirà, nell’arco di vita, soltanto modesti affinamenti estetici e di allestimento.

In fin dei conti, la Dyane è stata un’operazione riuscita soltanto a metà, a sottolineare il fatto (e altri esempi non mancano, vedi Mini e Metro) che quando si cerca di sostituire autentiche pietre miliari nella storia dell’auto i compromessi non bastano per vincere la partita. 

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