Ultimo aggiornamento  20 novembre 2019 21:06

Francoforte, il Salone degli assenti.

Francesco Paternò ·

Al prossimo Salone dell’auto di Francoforte, in programma dal 14 al 24 settembre, rischiano di farsi notare di più gli assenti che i presenti. Ben 9 marchi disertano i grandi padiglioni dello Iaa, nella zona finanziaria della città. Mancheranno, seguendo l’ordine alfabetico, Alfa Romeo, DS, Fiat, Infiniti, Jeep, Mitsubishi, Nissan, Peugeot e Volvo: tutti insieme rappresentano il 20% delle intere vendite europee, secondo Automotive News Europe. A colpire di più sono le assenze di Alfa Romeo, che pure ha appena lanciato il suo primo suv, lo Stelvio, e la scelta dei due gruppi con quartier generale a Parigi, Renault-Nissan e Psa, presenti solo parzialmente: del primo ci sarà Renault con Dacia, del secondo soltanto Citroen.

Tedeschi dominanti

Il Salone di Francoforte, va detto, si distingue dalle altre rassegne europee per il peso dominante che hanno i gruppi tedeschi grazie a stand enormi, un fatto così evidente da appannare la presenza altrui. Ma questa potrebbe essere solo una delle ragioni per mancare l’appuntamento: in realtà a guidare le scelte degli assenti è più il rapporto fra costi e benefici, che evidentemente si considera non soddisfacente. Anche se non è la regola, perché la maggior parte dei marchi continuano a esserci.

I Saloni danno i numeri

Nell’ultima edizione del salone tedesco, i visitatori registrati – dati ufficiali – sono stati 931.700. Tanti, e pure in crescita rispetto all’edizione 2013 (è biennale, alternandosi con Parigi negli anni pari), con “approsimativamente” (così informa il sito del salone) 900.000 persone. Al Mondial di Parigi, nel 2016, sono andati 1.072.697 frequentatori, record mondiale seppure in calo del 14% rispetto all’edizione del 2014. Disertato, per altro da Lamborghini, Bentley e Rolls Royce, come da Ford, Mazda e Volvo. Nessuno invece manca mai al Salone di Ginevra, considerato campo neutro sia perché la Svizzera non ha un costruttore nazionale, sia perché è il più “democratico” nella visibilità degli spazi per tutti. L’edizione di quest’anno ha tuttavia registrato un calo di visitatori rispetto a quella del 2016, 690.000 persone contro le 687.000 dell’anno precedente.

Paura del terrorismo

Da tempo i costruttori lamentano gli alti costi della partecipazione ai saloni, sottolineando che Internet ha cambiato le regole del gioco: c’è più vita sulla Rete che sugli stand, soprattutto si chiuderebbero così più affari. C’è poi la discesa del numero dei visitatori, che sarebbe dovuta anche a un altro fattore: la paura del terrorismo. Al Mondial, gli organizzatori lo hanno detto chiaro e tondo: dagli attentati di Parigi del novembre 2015, ogni grande evento nella capitale ha perso tra il 15 e il 20% di pubblico. In Germania è in corso la campagna elettorale, con elezioni generali nel giorno di chiusura del Salone. Sarebbe un peccato che la paura tenesse lontano la gente dall’automobile, come da qualsiasi altra manifestazione di massa. Tanto più che nel 2017 ricorrono i 120 anni di Salone dell’auto in Germania, il primo a Berlino nel 1897 all’hotel Bristol e poi, dal 1951, a Francoforte.

Le rassegne diverse

Il "mal di salone" sembra tuttavia essere meno marcato quando sono in ballo eventi più piccoli o diversi, dove comunque la passione prevale: da Goodwood (circa 200.000 persone) in Inghilterra al nostro Auto e moto d’epoca alla fiera di Padova o addirittura al Salone del mobile di Milano, fino al rinato Motor Show di Bologna. Meno persone e più coinvolgimento emotivo. Vedremo se saranno questo tipo di appuntamenti a fare tendenza.

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