Ultimo aggiornamento  13 dicembre 2019 07:19

Uber, record di guai.

Patrizia Licata ·

Senza Ceo da 65 giorni, centinaia di cause legali da cui difendersi, almeno 2 miliardi di dollari bruciati ogni anno: per Uber il 2017 è tutto in salita. Anche se nel secondo trimestre dell'anno il fatturato è cresciuto (1,75 miliardi di dollari, il 17% in più rispetto al primo trimestre e più del doppio rispetto al secondo trimestre 2016), la società del ride hailing più nota ha registrato una perdita netta di 645 milioni di dollari. La cifra è del 14% inferiore a quella riportata un anno fa ma la sostanza non cambia: Uber è un'azienda in rosso, non è mai riuscita a produrre un utile. E il contante a disposizione continua a calare: 6,6 miliardi di dollari a fine giugno, contro i 7,2 miliardi di fine marzo. Questo vuol dire che l'azienda guidata fino a giugno da Travis Kalanick brucia soldi al ritmo di 2 miliardi di dollari l'anno. 

Quanto vale davvero Uber?

I dati finanziari sono stati riportati da Axios e ripresi da altri media americani. Se va avanti su questa strada, Uber sarà costretta a cercare ancora investitori (e intanto a stringere i cordoni della borsa). Finora la start up californiana ha messo insieme 15 miliardi di dollari tra finanziamenti e prestiti e a luglio il top management ha rassicurato gli investitori garantendo che le entrate continuano a crescere e le perdite a ridursi, ma sostenere la valutazione colossale di 70 miliardi di dollari o addirittura mettere in cantiere una quotazione in Borsa diventa sempre più difficile. 

La globalizzazione costa

Come fa Uber a spendere tanto? Un fattore rilevante è l'espansione internazionale: il servizio di ride hailing vuole essere presente in quasi tutti i paesi del mondo, ma la globalizzazione costa. Anche perché ci si deve confrontare con i concorrenti: per questo Uber adotta un'aggressiva politica dei prezzi che però la danneggia, visto che, secondo Reuters, la società fa pagare le corse una cifra che è inferiore anche del 40% al costo reale. Altro fattore che pesa sui conti: le spese in marketing e avvocati. 

Le controversie

Uber è un'azienda molto controversa, e non solo per le tensioni con la categoria dei tassisti tradizionali e con le autorità dei vari paesi che hanno difficoltà a regolamentare un servizio che non ha precedenti: auto con autista privati, senza licenza pubblica, che fornisce di fatto un servizio di trasporto, e si prenota e paga da un'app sul cellulare. Anche i consumatori hanno attaccato la società di Kalanick: dalla campagna #DeleteUber scatenata dal coinvolgimento del Ceo con l'amministrazione Trump alle accuse di presunte molestie sessuali in azienda, l'immagine della start up è sempre più opaca. 

Un faldone con 433 cause

Ci sono poi le cause legali: negli Stati Uniti non c'è azienda di una certa dimensione che non sia costretta ad armarsi di professionisti del contenzioso, ma Uber è da record con 433 cause da cui deve difendersi intentate nel 2017, secondo il database di Courthouse News Service. Ovviamente questo non significa che siano tutte accuse legittime e che Uber dovrà sborsare 433 risarcimenti.

Ma il numero è stratosferico e include accuse di ogni genere: c'è una donna californiana che sostiene che un autista Uber l'abbia prima assalita e poi gettata dall'auto in corsa, ci sono autisti che si lamentano degli eccessivi controlli prima di essere assunti, incidenti con danni alle persone fino alla morte di un passeggero causata, secondo l'accusa, dal fatto che l'autista Uber guardava il cellulare mentre guidava. Non mancano le class actions: ce n'è una dei conducenti che accusano Uber di non fornire copertura assicurativa e quella dei consumatori disabili che sostengono di essere discriminati. Alcune cause hanno del bizzarro, come chi ha accusato Uber perché vieta di portare armi da fuoco a bordo delle sue auto; altre, se dimostrate, potrebbero essere una rovina per Uber, come quella delle presunte molestate sessuali su 200 donne da parte di autisti el servizio di ride hailing. 

Il vuoto di potere

Pochi giorni fa si è aggiunta la causa legale intentata dall'investitore Benchmark Capital contro l'azienda e l'ex Ceo Kalanick, chiedendo il suo allontanamento dal cda. Pur non essendo più l'amministratore delegato di Uber, Kalanick è un consigliere e detiene molte azioni della società. Kalanick si è dimesso da Ceo a giugno sotto la pressione dei tanti guai finanziari e legali: non vanno dimenticate le accuse di Google per presunta sottrazione di alcuni brevetti sulla guida autonoma e la notizia del software installato da Uber nelle sue auto per evitare i controlli delle autorità nelle città in cui il servizio era stato bandito. La società deve urgentemente ritrovare una chiara leadership e rimettere in ordine la sua governance aziendale: l'intenzione è di assumere il successore di Kalanick a settembre, ma non sembra facile trovare un top manager disposto a mettersi alla guida di questa Uber dai record negativi.

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