Ultimo aggiornamento  13 dicembre 2018 03:02

Car2Go e DriveNow a nozze (forse).

Patrizia Licata ·

Il mondo del car sharing potrebbe presto assistere a un matrimonio "blasonato": i colossi tedeschi dell'auto Daimler e Bmw sarebbero più vicine a unire i loro servizi Car2Go e DriveNow. Dopo le indiscrezioni trapelate a fine 2016, lo dicono alcune dichiarazioni di Erich Sixt, chief executive della società dell'autonoleggio auto che possiede il 50% di DriveNow. Car2Go e Daimler non hanno confermato e Bmw si è limitata a dichiarare: "Valutiamo sempre le opzioni strategiche con i nostri partner". 

Tagliare i costi 

Daimler e Bmw cercherebbero la fusione delle loro attività di car sharing per risparmiare sui costi ma soprattutto per competere meglio con le società del ride hailing come Uber e Lyft, che mettono a disposizione auto private per un servizio simile a quello dei taxi ma a costi inferiori. Le testate tedesche Manager Magazin e Handelsblatt avevano scritto che Daimler e Bmw stavano trattando per portare Car2go e DriveNow su una piattaforma tecnologica comune, pur tenendo i brand separati. Le trattative erano definite "avanzate" e ora Erich Sixt, come riportato da Reuters, conferma che da tempo i due costruttori parlano di fusione, anche se l'accordo non è ancora arrivato. Sixt non è coinvolta nei negoziati, ha chiarito il Ceo (anzi, sempre secondo la stampa tedesca, Sixt non sarebbe favorevole all'unione di Car2go e DriveNow). 

Il business della condivisione

Il car sharing è in forte ascesa: noleggiare la macchina solo quando serve offre il grande vantaggio di liberare l'utente dai costi fissi di un'auto di proprietà e permette di godere di privilegi come parcheggiare gratis in città e guidare nelle zone a traffico limitato. Bmw sostiene che un terzo dei clienti di DriveNow a Londra ha venduto la propria automobile per usare solo il car sharing. Sixt afferma che DriveNow ha una base clienti di 950.000 persone a fine giugno, mentre Car2Go ha 2,7 milioni di iscritti e 13.900 veicoli attivi in sette paesi di Nord America e Europa occidentale e in Cina.

L'arrivo dei taxi-robot

Va anche considerato un altro elemento che Daimler e Bmw potrebbe essere interessate a mettere a fattor comune: la tecnologia per le auto autonome, cui entrambe lavorano e che potenzierà i servizi taxi o di ride hailing. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, il ride hailing già assorbe il 33% del valore del mercato mondiale per i servizi taxi ma crescerà di otto volte entro il 2030 fino a un giro d'affari di 285 miliardi di dollari grazie all'arrivo di veicoli completamente automatizzati. Una ricerca del Boston Consulting Group conferma: tra dieci anni il modo più efficiente ed economico di spostarsi in città saranno le auto condivise, elettriche e autonome. Insomma i taxi-robot, che ci faranno risparmiare fino al 60% dei costi di viaggio e che potrebbero arrivare a coprire un terzo di tutte le corse nelle metropoli americane del 2030. Per Daimler e Bmw è importante che non siano tutte corse targate Uber.

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