Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2019 17:54

Warhol: dall’auto all’arte in 24 minuti.

Giuseppe Cesaro ·

Poche cose incarnano i concetti di ripetitività e serialità, tanto cari all’estetica di Andy Warhol (al secolo Andrew Warhola Jr., nato a Pittsburgh, Pennsylvania, il 6 agosto 1928 – 89 anni fa esatti domani – e morto a New York, il 22 febbraio 1987), come un’auto da corsa in un circuito.

La vediamo sfrecciare davanti ai nostri occhi per una frazione di secondo, una cinquantina di volte ogni minuto e poco più, e ci appare sempre immobile – nell’istante nel quale l’occhio riesce a catturarla, ovviamente – e identica a se stessa. Immobile e identica come una delle innumerevoli immagini-icona che, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, hanno reso Andy Warhol uno degli esponenti più significativi della ‘Pop Art’ (il "secondo artista più comprato e venduto al mondo dopo Pablo Picasso", secondo l’economista inglese Donald Thompson) e, soprattutto, hanno contribuito a plasmare il nostro immaginario.

La donna che sparò a Marilyn

Qualche esempio? Le “Campbell’s Soup Cans” (i barattoli di zuppa Campbell, 1962) e le “Green Coca-Cola Bottles” (le bottigliette verdi della Coca-Cola, anch’esse del 1962); il “Triple Elvis” (“Triplo Elvis”, 1963) in bianco e nero o le cinque coloratissime Marilyn Monroe (“Blue Shot Marilyn”, 1964). A proposito di queste ultime si narra che Dorothy Podber – musa e ispiratrice di molti artisti - sia entrata nel “The Factory” (lo studio newyorchese di Warhol) e abbia chiesto all’artista: “Can I shoot Marilyn?”. Warhol, pensando la Podber intendesse scattare qualche foto (‘to shoot’, in inglese, significa sia ‘fotografare’ che ‘sparare’), risponde di sì.

La donna, allora, tira fuori un revolver e spara a Marilyn proprio in mezzo agli occhi. Sarà l’ultima volta che Dorothy Podber metterà piede al “The Factory”. “Sono stata una ragazzaccia per tutta la vita – dichiarerà in un’intervista del 2006 - giocare brutti scherzi alla gente è la mia specialità”. Famosissimi anche i ritratti di grandi leader mondiali (Mao Zedong, Che Guevara, John Kennedy o la Regina Elisabetta) e di star del jet-set internazionale (Albert Einstein, Liza Minnelli, Liz Taylor, Muhammad Alì, John Lennon, Mick Jagger, Michael Jackson e innumerevoli altri). Una galleria di tutto ciò che ha reso immortale il Novecento, nella quale non potevano certo mancare le auto. Infatti.

47 opere per celebrare il Mercedes style

Cars” (“Auto”) è un’opera commissionata a Warhol dalla Mercedes-Benz nel 1986. L’idea era venuta a un gallerista tedesco (Hans Meyer) che, in occasione del centenario dell’invenzione dell’auto, aveva chiesto un quadro della 300SL coupé. La Casa della stella a tre punte era rimasta talmente impressionata dal risultato, da commissionare a Warhol un’intera serie (80 opere per 20 modelli) per celebrare l’evoluzione del suo prestigioso design, dalla Benz Patent-Motorwagen (1885) all’avveniristica C111 (1969), disegnata da uno dei più grandi car-designer del XX secolo: il friulano Bruno Sacco.

Warhol accetterà l’incarico, ma la sua serie rimarrà incompleta. L’artista, infatti, morirà l’anno successivo (1987) per un difficile intervento a una cistifellea ormai in cancrena. Warhol era letteralmente terrorizzato dagli ospedali e aveva detto al chirurgo: “Farò di lei un uomo ricco se non mi opererà”. Delle 80 opere previste, l’artista era riuscito a ultimare solo 35 serigrafie e 12 disegni di 8 modelli: i primi oggetti non americani ‘ritratti’ da Warhol.

Bmw M1 opera d’arte da pista

Non era la prima volta, però, che l’arte di Warhol incontrava l’automobile. Sette anni prima, infatti (1979), la Bmw - nell’ambito di un progetto denominato “Art Car Project” - aveva chiesto a Warhol di dipingere una versione da competizione della M1. Al contrario dei tre artisti che lo avevano preceduto (dal ’75 ad oggi il progetto ha coinvolto una ventina di grandi nomi, tra i quali David Hockney, Jenny Holzer, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg, Frank Stella e Jeff Koons) l’americano non volle utilizzare dei modellini e far realizzare la sua opera dagli specialisti della casa tedesca, ma dipinse direttamente la carrozzeria della M1. “Mandatemi i biglietti per Monaco – disse - e verrò a dipingere la macchina io stesso”.

Detto fatto. Gli appassionati possono vederlo all’opera su YouTube – tuta nera, guanti gialli, barattoli di vernice e pennelli - in un filmato che riprende i 24 minuti nei quali la supercar bavarese si trasforma in un’opera d’arte. “Ho cercato di rappresentare lo spirito della velocità – dichiarerà Warhol, dopo aver firmato la sua opera con il dito sul paraurti posteriore - quando un’auto va così veloce, linee e colori si mischiano e si confondono”.

9-10 giugno 1979: la M1 Andy Warhol corre la 24-Ore di Le Mans. Al volante Manfred Winkelhoc, Marcel Mignot e Hervé Poulain. Arriverà sesta assoluta e seconda nella sua categoria. Appartiene all'arte, non alla luce, la velocità più grande.

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