Ultimo aggiornamento  26 ottobre 2020 23:26

Cartello tedesco: cosa c'è da sapere.

Lina Russo ·

L'industria automobilistica tedesca è di nuovo nella bufera: questa volta tutti i principali nomi - Volkswagen, Daimler, Bmw, Audi, Porsche - sarebbero coinvolti in quello che si configura come un "cartello", una condotta illecita segreta che avrebbe lo scopo di ottenere vantaggi competitivi, a danno di concorrenti e clienti.

Caccia alla talpa

A parlare per primo di possibili colloqui segreti - che andrebbero avanti da 10 anni - è stato l'autorevole settimanale Der Spiegel, citando fonti vicini a Volkswagen e Daimler. A quanto si è appreso, questa volta tramite la Reuters, sarebbe proprio quest'ultimo marchio che, per primo, avrebbe "parlato", informando l'antitrust della situazione. Un comportamento che potrebbe valergli l'immunità nel caso in cui si dovessero comprovare le accuse e si arrivasse a comminare delle sanzioni.

Battaglie legali 

La situazione è ancora molto incerta ma si profilano guerre legali lunghe e potenzialmente costose per le Case. La legge europea sull'antitrust prevede una multa fino al 10% delle entrate dell'ultimo anno. Per Volkswagen, per dire, si tratterebbe di una cifra massima superiore ai 20 miliardi di dollari. Finora la Commissione Europea non ha preso posizione ufficiale, ma ha confermato in via confidenziale alla Cnn di aver ricevuto - al pari dell'antitrust tedesco - una "soffiata" sull'argomento. 

Già in arrivo le class action: la prima l'ha aperta uno studio legale di Toronto, in Canada, che ha richiesto un risarcimento dell'equivalente di circa 700 milioni di euro, più altri 68 per danni collaterali.

Parlano (poco) Daimler e Volkswagen

Intanto arrivano le prime reazioni: se Dieter Zetsche, Ceo di Daimler, si è limitato a dire di non aver avuto occasione di parlare con il suo omologo alla Bmw, Harald Krueger, dichiarando di non aver mai avuto sentore di "attività speculative", Volkswagen ha rifiutato, per ora, ogni commento ufficiale. Il consiglio di amministrazione ha comunque informato il consiglio dei supervisori sulle possibili accuse e  ricordato che, in ogni caso, "come principio generale, discutere della fattibilità e della omogeneità di soluzioni tecniche e degli standard di sicurezza, soprattutto rispetto alle nuove tecnologie ancora in attesa di una regolamentazione, è un comportamento necessario e utile". 

Secondo Stephan Weil, primo ministro del Land della Sassonia meridionale, regione che possiede il 20% delle azioni Volkswagen, "il centro della questione è: fino a che punto le conversazioni tra costruttori sono legali e dove comincia un comportamento che può essere definito collusivo, illegale e scorretto"? 

Bmw furiosa con Daimler

Chi è su tutte le furie sarebbe Bmw. Una fonte vicina alla Casa di Monaco, avrebbe detto alla Suddeutsche Zeitung che il possibile voltafaccia di Daimler avrebbe "completamente distrutto" la fiducia nei concorrenti di Stoccarda. Sempre il quotidiano bavarese ha parlato di stop immediato di ogni colloquio riguardo possibili future collaborazioni tra le due industrie. In ogni caso, finora Bmw non ha preso posizione ufficiale sull'argomento. 

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