Ultimo aggiornamento  22 marzo 2019 19:08

ACI-Istat, morti in calo nel 2016.

Redazione ·

Finalmente una notizia almeno parzialmente positiva in tema di incidenti stradali in Italia: nel 2016 i morti sulle strade sono diminuiti del 4,2% (erano aumentati dell’1,4% nel 2015), mentre le cifre relative al numero di sinistri e contusi rimangono con il segno più, rispettivamente +0,7% e +0,9%, addirittura +9% per quanto riguarda i feriti gravi.

Questi i dati definitivi sugli incidenti stradali relativi al 2016 diffusi con largo anticipo da ACI e Istat, sia in virtù di una migliorata tempestività nella rilevazione, sia per supportare la pianificazione di adeguati interventi di sicurezza stradale alla vigilia dell’esodo estivo. In totale sulle nostre strade si sono verificati 175.791 incidenti con 249.175 feriti e 3.283 morti. Sale da 4,7 a 5,2 il rapporto feriti gravi/decessi, mentre i costi sociali sono stimati in 17 miliardi di euro.

I giovani principali vittime

La fascia d’età più a rischio resta quella dei giovani tra 20 e 24 anni, seguono 25-29 e 45-49 per gli uomini, 75-79 per le donne. Dieci bambini (0-14 anni) in più tra le vittime (+25,6%), crescita consistente anche per la classe d’età 90 anni e oltre (+20%).

Utenti deboli a rischio

Tra le due ruote l’aumento dei morti ha riguardato in modo particolare i ciclomotoristi (+10,5%) e i ciclisti (+9,6%), migliorano i motociclisti (-15%), e i pedoni (+5,3%). I più a rischio si confermano gli utenti vulnerabili, tra cui si registra quasi il 50% dei decessi (1.618 su 3.283).

Le autostrade fanno meno paura

Sono diminuiti morti e feriti in autostrada (rispettivamente -10,2% e -0,4%), anche se è aumentato il numero di incidenti in tutte le tipologie di arterie (+2% in autostrada, +1,2% su strade extraurbane e +0,5% su quelle urbane).

La distrazione non perdona

Gli incidenti stradali sono ancora causati da distrazione, mancato rispetto del diritto di precedenza e velocità troppo elevata. fra le cause accertate seguono distanza di sicurezza , manovra irregolare e comportamento scorretto del pedone. In città la prima causa è il mancato rispetto di precedenza o semafori seguito dalla guida distratta, sulle strade extraurbane la guida distratta o andamento indeciso, la velocità troppo elevata e la mancata distanza di sicurezza.

Multe: al primo posto la velocità

Sostanzialmente invariate nel 2016 le principali violazioni al Codice della Strada sanzionate dalle Forze dell’Ordine: al primo posto la velocità, seguita dal mancato uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta dei bambini, l’assenza di copertura rc-auto e l’uso del telefono alla guida.

Attenti al mese di luglio

Luglio si conferma il mese più pericoloso, con il maggior numero di incidenti e vittime: seguono maggio e giugno, per quanto riguarda gli incidenti, e agosto, per il numero dei decessi. Guidare di notte è rischioso: avvengono il 13% degli incidenti con circa il 25% dei morti. Maggiore la frequenza nelle ore serali del venerdì e del sabato.

ACI: mai abbassare la guardia

“Per la prima volta dopo due anni, si registra una diminuzione significativa delle vittime sulle nostre strade", dichiara Angelo Sticchi Damiani, Presidente dell’Automobile Club d’Italia. "Ci stiamo muovendo nella giusta direzione, anche se non bisogna mai abbassare la guardia. Impegno e investimenti per la sicurezza, infatti, non sono mai sufficienti, come dimostra il sensibile aumento dei feriti gravi. Preoccupano, in particolare, gli utenti deboli, che continuano a pagare un tributo troppo alto. Bene le nuove direttive in tema di autovelox - in linea con quanto l’ACI sostiene da tempo - così come le indicazioni sull’uso delle cinture di sicurezza e dei dispositivi di ritenuta per i bambini. È necessario, infine, il massimo impegno di tutti per quanto riguarda distrazione al volante e uso di cellulare e smartphone, intensificando controlli e campagne di sensibilizzazione, soprattutto alla luce dei risultati fortemente positivi ottenuti da messaggi rivolti ai giovani come la nostra campagna #Guardalastrada e #Mollastotelefono”.

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