Ultimo aggiornamento  20 marzo 2019 11:57

Milano: multe anche alle bici.

Marina Fanara ·

"In una città dove le auto dominano gli spazi nella completa anarchia, trovo assurdo prendersela coi ciclisti che, spesso e volentieri, sono costretti a infrangere le regole del Codice della strada per evitare un incidente". Replica così Guia Biscaro, presidente della Fiab Milano (Federazione italiana amici della bicicletta), alle multe che da un po' di tempo gli agenti della polizia locale hanno iniziato a infliggere a chi in bici contravviene alle norme di legge che, ovviamente, valgono per tutti.

Nel mirino dei "Ghisa"

I dati forniti da Palazzo Marino (sede del municipio milanese) rilevano che, nel primo semestre di quest'anno, sono stati staccati 125 verbali nei confronti di ciclisti perché non tenevano la destra, si muovevano in gruppo anziché in fila indiana, sfrecciavano sui marciapiedi, passavano col rosso, viaggiavano sulle corsie preferenziali. Inoltre, in due sono stati "pizzicati" con una mano sul manubrio e l'altra al cellulare, altrettanti in stato di ubriachezza o sospetto tale (hanno rifiutato l'alcoltest) e qualcun altro non si è fermato sulle strisce pedonali. 

Il confronto coi "motori"

Certo, si tratta di numeri molto più piccoli rispetto alle infrazioni commesse da automobilisti e centauri che si muovono nel capoluogo lombardo: oltre 11 mila le contravvenzioni comminate dagli agenti sempre nei primi sei mesi di quest'anno, di cui ben 8.111 per non aver rispettato il rosso e 2.154 per uso improprio del telefonino alla guida. C'è da dire, fanno intendere in Comune, che è molto più semplice dare una multa a un conducente di un veicolo a motore perché basta prendere la targa, mentre per sanzionare una bicicletta occorre fermare il conducente. Quindi, i dati sugli illeciti commessi dalle due ruote sarebbero sottostimati rispetto alla reale portata del fenomeno.

Indisciplinati per necessità

La presidente della Fiab milanese, però, non ci sta. "Innanzitutto", ci dice Guia Biscaro, "a fronte di una crescita consistente dell'uso della bici, a Milano non si è provveduto ad adeguare infrastrutture e norme a favore di questa maggiore ciclabilità. Il capoluogo lombardo, come la maggior parte delle grandi città italiane, continua ad essere sproporzionatamente a misura di auto. Non c'è spazio per gli altri: ciclisti e pedoni. Significa che, la maggior parte delle volte, si è costretti a infrangere le norme per non essere travolti nel traffico". Veicoli in doppia fila, asfalto sconnesso, zone 30 non rispettate dagli automobilisti. "Sono situazioni che spingono un ciclista a passare sui marciapiedi, creando a sua volta un conflitto coi pedoni, o a procedere al centro della carreggiata per non finire in una buca o andare fuoristrada per un sorpasso troppo ravvicinato da parte di un'automobilista impaziente". 

Più rispetto e sicurezza

"Non voglio fornire alibi a favore di chi usa la bici", puntualizza la presidente, "ma resta il fatto che gli utenti deboli, ciclisti per primi, non possono più essere considerati un intralcio da evitare a tutti i costi. Le regole vanno rispettate, ma serve un cambio culturale, a partire dagli amministratori, affinché vengano garantite uguali condizioni di sicurezza sulla strada". A proposito di sicurezza: dall'inizio dell'anno a metà luglio si contano a Milano 571 incidenti che hanno coinvolto le biciclette e provocato due vittime. Solo in 107 casi il sinistro è avvenuto per caduta accidentale dal mezzo o per un urto contro un ostacolo fisso. In tutti gli altri, la collisione è avvenuta con altri veicoli. "In questa situazione", conclude  Guia Biscaro, "puntare il dito contro i più deboli mi sembra una scorciatoia per non affrontare il vero problema: il rispetto reciproco".

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