Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 01:49

Marty Feldman: occhio alla strada.

Giuseppe Cesaro ·

“Sono l’unico attore che abbia mai recitato in un film horror senza bisogno di trucco” e “la mia faccia riflette in pieno il disastro totale della mia vita”. È racchiuso in queste due frasi il destino professionale e umano di Martin Alan "Marty" Feldman - attore, comico, autore teatrale, televisivo e radiofonico - nato a East London, l’8 luglio 1934 (83 anni fa esatti) e morto d’infarto a Città del Messico il 2 dicembre 1982 (a soli 48 anni), durante le riprese del film “Il pirata Barbagialla”.

Vegetariano anomalo

Mel Brooks – il regista che lo aveva reso una celebrità mondiale, dirigendolo in quel capolavoro di comicità surreale che è “Frankenstein Junior” (1974) - dichiarò che tra le cause che potevano aver contribuito a mettere fine alla vita del giovane attore, c’era il fatto che “poteva fumare anche cinque pacchetti di sigarette al giorno, beveva litri e litri di caffè e aveva una dieta alimentare fin troppo ricca di uova e latticini”. Informazioni, però, che contrastano con lo stile vegetariano predicato da Feldman. “Sono cresciuto – raccontava - nei sobborghi di Londra: da bambino, in città non vedi animali, a parte piccioni, gatti, cani e cavalli. Niente che la gente mangi. Quando scoppiò la guerra, sfollammo in una fattoria di campagna e cominciai a giocare con gli animali. E un bel giorno George il coniglio era diventato George la cena”. Anche questa vocazione vegetariana, però, non appare esattamente in linea con gli abusi di fumo, alcol e droghe, che hanno segnato la vita di questo grande talento di ironia e non-sense.

L'incidente chiave

Tutti ricordano l’irresistibile vis comica di uno sguardo talmente sgangherato da risultare letteralmente unico al mondo. Non tutti, però, conoscono le ragioni che hanno reso il viso del giovane Martin una vera e propria maschera. La causa principale è senz’altro una forma piuttosto seria di ipertiroidismo associato al morbo di Graves-Basedow, che gli ha procurato la protrusione dei bulbi oculari, rendendo i suoi occhi particolarmente sporgenti. A questo si aggiunge un incidente di gioco, durante gli immancabili tafferugli tra ragazzi di strada nei sobborghi di Londra: “Quand’ero bambino - dichiarò - qualcuno mi ficcò una matita in un occhio”. Infine, nel 1963 – quando non ha ancora compiuto 30 anni – Feldman rimane vittima di un serio incidente stradale. L’intervento chirurgico che segue viene condotto in modo quantomeno approssimativo, e i tentativi di ricostruzione del viso producono gli esiti che tutti conosciamo. Se a questo aggiungiamo un naso devastato dagli incontri clandestini di boxe a cui l’attore partecipa da giovane, perlopiù ubriaco, il quadro è completo.

Cado in piedi

La grandezza di Feldman è quella di riuscire a fare di questo disastro la sua forza, sia nella vita che sul palcoscenico. “Quando mi hanno operato – ha ricordato - mi hanno detto che i miei occhi sarebbero tornati a posto. È successo 14 anni fa e sto ancora aspettando. Adesso guardo il mondo di sbieco: non con cattiveria, ma con un’espressione piuttosto sospettosa. La verità è che ogni occhio in sé è perfetto: è solo che ognuno funziona per conto suo… Ma ci si adatta a quello che ci succede. Io sono quello che sono e la cosa buona di me è che cado sempre in piedi”.

Igor

Un esempio? Il modo nel quale Feldman pronuncia il nome del suo personaggio più famoso: quel Igor irresistibile assistente di Gene Wilder-Frankestein. Accentuando la separazione tra le due sillabe, infatti, Igor si trasforma in “Eye-gore”: la prima parte suona come “occhio” e la seconda come “gore”, che significa sia “sangue rappreso”, che “trafiggere”. Difficile immaginare una definizione più calzante. Il sublime, però, si sfiora nel momento nel quale il Dr. Frankenstein strilla a Igor "Damn your eyes!" (letteralmente: “Maledetti i tuoi occhi!”, come dire: “Che tu possa diventare cieco!”) e Feldman, ammiccando sornione verso la telecamera, risponde: "Too late!" (“troppo tardi!”).

“Se ti volevi nascondere dalla vista di Martin – ricorda Mel Brooks – dovevi metterti davanti a lui: aveva una visuale laterale straordinaria, ma se ti trovavi esattamente davanti alla sua faccia non riusciva a vederti, perché non poteva allineare gli occhi”.

Martin Alan "Marty" Feldman riposa al Forest Lawn Memorial Park, sulle colline di Hollywood, a Los Angeles (California), accanto al suo idolo di sempre: l’immenso Buster Keaton.

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