Ultimo aggiornamento  17 settembre 2019 04:48

Quote minime per le elettriche in Europa?

Enrico Artifoni ·

Dopo la California e la Cina, anche l’Unione Europea potrebbe introdurre quote minime di produzione e vendita di veicoli a emissioni zero. Il progetto, attualmente all’esame della Commissione Europea, dovrebbe essere presentato al Parlamento e agli Stati membri entro la fine di quest’anno, in coincidenza con l’adozione di nuove e più severe norme per i test di omologazione delle vetture e dei veicoli commerciali leggeri rispetto all’attuale sistema che permette di sforare anche di molto rispetto ai consumi e alle emissioni dichiarate.

Subito al lavoro

Per l’Unione Europea, l’obiettivo di ridurre del 60% le emissioni di CO2 da parte del settore dei trasporti e di eliminare l’utilizzo di carburanti fossili entro il 2050 si può raggiungere solo con l’adozione immediata di misure che inneschino la transizione. L’introduzione di quote minime per i veicoli a emissioni zero darebbe certamente un forte impulso alla produzione e alle vendite di auto elettriche, e potrebbe rilanciare anche lo sviluppo dell’alimentazione a idrogeno, rivelatasi sinora una grande illusione.

Auto in rivolta

Sottoposta a fine 2016 a una consultazione pubblica, l’ipotesi di introdurre quote minime per i veicoli a emissioni zero in Europa ha raccolto il supporto di diverse organizzazioni ecologiste e recentemente dell’agenzia per l’ambiente del governo tedesco, ma anche l’opposizione più o meno dichiarata di buona parte dell’industria dell’auto. Senza considerare le questioni legate all’autonomia dei veicoli e alle infrastrutture di ricarica, il problema di fondo è quello dei costi (per lo sviluppo delle tecnologie, per l’introduzione dei nuovi modelli e l’adattamento delle gamme) e dunque del prezzo finale al consumatore, al momento ritenuto eccessivo anche per le vetture “premium”.

La Norvegia preme

Secondo Bellona, fondazione norvegese in prima linea a sostegno della proposta, già nel 2025 grazie ai forti progressi nel settore chiave delle batterie, i veicoli elettrici dovrebbero essere in grado di stare sul mercato da soli, senza neppure il bisogno di incentivi statali. L’introduzione di quote minime non farebbe quindi che accelerare un processo di crescita della quota di mercato delle auto elettriche in Europa come minimo al 10% entro il 2025, con punte fino al 100% in Paesi come la Norvegia e l’Olanda dove gli incentivi hanno già dato una forte spinta in questa direzione.

L'esperienza Usa

Le esperienze delle quote minime in atto negli Usa e in programma in Cina sollevano però alcuni interrogativi. In America, sull’esempio della California altri nove stati hanno deciso di richiedere ai costruttori che vogliono vendere auto sul loro territorio una percentuale minima di Zev, cioè i veicoli a emissioni zero. Sulla base di un complesso meccanismo la legge di riferimento, la cosiddetta Sezione 177,  permette di acquisire crediti anche con la commercializzazione di ibride e Lev (cioè le vetture a basse emissioni). E sebbene i dieci stati che l’hanno adottata valgano quasi il 30% dell’intero mercato dell'auto Usa, non è d’aiuto per i costruttori la disparità delle regole all’interno dell'Unione. Sicché le vendite di Zev continuano a concentrarsi soprattutto là dove vengono offerti incentivi e facilitazioni all’utilizzo, California in primis.

Cina anti inquinamento

In Cina il governo ha annunciato a sua volta l’intenzione di adottare quote minime per i veicoli a batteria di nuova immatricolazione: dell’8% per il 2018, due punti in più nel 2019 e altri due l’anno dopo, anche in questo caso facendo leva sulla concessione di crediti in base al livello di elettrificazione. L’obiettivo dichiarato è quello di combattere l’inquinamento soprattutto nelle aree urbane, ma c’è chi vede in questa misura, attualmente all’esame del Parlamento, l’intenzione di favorire i costruttori locali, che partirebbero avvantaggiati grazie al know how nel settore (la Cina è leader al mondo nella fabbricazione di batterie) rispetto ai global players dell’Occidente e degli altri Paesi del Sud-Est asiatico. 

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