Ultimo aggiornamento  22 febbraio 2019 11:56

Hyperlane, corsia preferenziale.

Redazione ·

La corsia preferenziale dei robot. Non l'ha inventata George Lucas per l'ennesimo capitolo di "Guerre Stellari", ma due geniali dottorandi di Berkeley, in California. E l'hanno chiamata Hyperlane. L'idea è quella di riservare alle auto senza conducente - una volta che saranno in grado di muoversi in mezzo al traffico - un'intera corsia autostradale. Controllate da un sistema elettronico centralizzato, le driverless potrebbero sfrecciare indisturbate fino anche a 200 chilometri all'ora. In tempo - dicono gli inventori - per arrivare a Palo Alto partendo da Berkeley in 40 minuti. Invece delle consuete due ore. 

50.000 dollari di premio

Anthony Barrs e Baiyu Chen - questi i nomi dei due studenti - hanno vinto con questa idea un prestigioso premio, l'Infrastructure Vision 2050 Challenge, destinato al miglior progetto infrastrutturale d'America. Insieme con i complimenti della giuria i due si sono portati a casa 50.000 dollari che hanno in parte utilizzato per fondare la "Hyperlane", l'immancabile start-up che dovrebbe aiutarli a trasformare il loro sogno in realtà. 

Aiuti cercasi da Uber

Il primo problema sarebbero i soldi necessari a realizzare queste corsie, sia che fossero recuperate da quelle già in uso o costruite ex novo. Pur rimanendo molto più bassi di un ipotetico collegamento ferroviario ad alta velocità - ci vorrebbero 139 milioni di dollari per miglio per connettere con un treno veloce Los Angeles e San Francisco ad esempio, mentre la Hyperlane costerebbe "solo" 12 milioni per miglio - i costi sono in ogni caso altissimi.

E poi c'è il problema, non da poco, che le auto autonome non sono ancora in circolazione. Secondo i due inventori, comunque, il sistema funzionerebbe meglio e sarebbe più economicamente vantaggioso se si costruissero corsie adatte a mezzi di diversa grandezza e si desse la priorità non al traffico privato ma a quello pubblico: autobus, piccoli pullman o taxi con più persone a bordo, magari che si dividono le spese. Anche per questo motivo, per raccogliere fondi, i due guardano con attenzione a realtà della mobilità condivisa come Lyft e Uber

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