Ultimo aggiornamento  24 settembre 2019 12:03

Mobilità, un business difficile.

Gloria Smith ·

Collaborazioni con partner dell'industria e dialogo con l'utente: questa la formula per rendere profittevole l'offerta di nuovi servizi per la mobilità, come il car sharing, secondo i gruppi dell'automobile. Al congresso Automotive News Europe, a Barcellona, Psa e Volkswagen hanno spiegato la loro strategia per fare concorrenza a Uber e alle altre start up che non sono costruttori d'auto ma puri fornitori di servizi. 

Il mercato business vale di più

"Sappiamo tutti che ricavare utili dal car sharing non è facile. Non lo è nemmeno per Uber", ha detto Brigitte Courtehoux, direttrice dei servizi di mobilità di Psa. Il gruppo francese ha una piattaforma, chiamata Free2Move, che è riuscita a rendere redditizia dopo aver integrato servizi di noleggio flotte e leasing per aziende e professionisti: l'offerta per il mercato dei consumatori non basta a produrre utili. "Il segmento business è molto importante per noi, è un modo facile per generare profitti", ha detto la Courtehoux. Free2Move ha 400.000 veicoli in noleggio e 50.000 gestiti in flotte aziendali: "L'obiettivo è diventare nel 2030 numero uno mondiale tra i fornitori di servizi di mobilità".

Alleanze per volare in alto

Per Seat, marchio del gruppo Volkswagen, la chiave per promuovere i suoi servizi e trarne un guadagno sono le collaborazioni con altre aziende. La partnership con la città di Barcellona, per esempio, ha permesso a Seat di utilizzare i dati dell'amministrazione locale sull'andamento del traffico e di fornire ai clienti avvisi sulle strade più congestionate e i percorsi alternativi.

Per evitare il traffico, Italdesign, sempre del gruppo Volkswagen, sta studiando delle auto volanti e, insieme ad Airbus, ha sviluppato il prototipo Pop.Up: un abitacolo driverless per un solo passeggero che viene sollevato da un drone simile a un elicottero. Non sarà in funzione nell'immediato futuro, ma il Ceo di Italdesign Joerg Astalosch osserva che, anche nei progetti più arditi, "occorre disegnare sistemi che aiutano concretamente le persone, così le città li promuoveranno".

Il servizio più che il marchio

Fra droni, car sharing e piattaforme su Internet, vendere macchine sarà una parte sempre più piccola dell'attività delle case automobilistiche. E il servizio varrà più del brand, sottolinea l'analista di EY, Kristin Schondorf: quel che interessa al consumatore è prenotare il suo viaggio direttamente dallo smartphone, non importa con che tipo e marca di veicolo. "Le aziende dell'automotive dovranno aprire un dialogo diretto col cliente e trasformarsi in fornitori di servizi", ammonisce la Schondorf: "Non devono pubblicizzare un modello di macchina, ma qualità, convenienza e capacità di rispondere prontamente alle richieste dell'utente".

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