Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2019 18:36

Innocenti spider, bellezza italiana.

Massimo Tiberi ·

A dispetto del clima invitante, gli italiani non hanno mai amato particolarmente le vetture scoperte. Ma all’inizio degli anni Sessanta, avvicinandosi quello che sarà definito il nostro “boom” economico, comincia comunque ad esserci maggior spazio per le sportive. Anche per le spider si guarda con maggiore attenzione in casa e non più soprattutto ai freddi Paesi nord europei o agli Usa, vero mercato d’elezione questo per “scappottate” eccellenti, come la Giulietta.

Occhi di ranocchia

Se, d’altra parte, Alfa Romeo, Fiat e Lancia, per non parlare di Ferrari e Maserati, sono impegnate a contendere primati ad inglesi e tedeschi in fatto di raffinatezza tecnica e prestazioni, sarà invece la neofita Innocenti a proporre per prima un modello rivolto ai giovani e a chi non ha elevato potere d’acquisto.

L’azienda milanese, diventata forte e conosciuta per gli scooter Lambretta, accaniti rivali della Vespa Piaggio, nel 1960 ha avviato la sua “avventura” automobilistica in stretta collaborazione con la britannica Bmc. Al Salone di Torino debuttano così una berlinetta derivata dalla Austin A40 disegnata dalla Pininfarina e la 950 Spider che adotta la meccanica della Austin Healey Sprite, piccola e simpatica due posti soprannominata “frog eyes”, occhi di ranocchia, per i rotondi fari anteriori montati sopra il cofano motore.

Italian Style

L’italiana è però completamente diversa nell’estetica e indossa un abito classico ed elegante firmato dalla Ghia e dal suo designer di punta dell’epoca, l’americano Tom Tjaarda che, qualche anno dopo, sarà anche l’autore della Spider Fiat 124 per Pininfarina. Costruita negli stabilimenti Osi di Torino, la Innocenti è più curata negli allestimenti della sorella inglese, offre una strumentazione completa, con contagiri e manometro olio, un cassetto nella plancia sovrastato da una comoda maniglia di appiglio per il passeggero: la semplice capote in tessuto è facilmente manovrabile.

Lunga appena 3,42 metri, non abbonda certo in spazio per persone e bagagli, ma l’assetto di guida è da autentica sportiva, con volante molto verticale, seduta un po’ infossata e la corta leva del cambio a portata di mano.

Prestazioni vivaci

Tecnicamente non ci sono concessioni alla raffinatezza: la Innocenti Spider è una trazione posteriore con un motore, preso dalla grande produzione, di 950 cc che, grazie ai due carburatori monocorpo, dispone però di una cinquantina di cavalli per prestazioni abbastanza vivaci (circa 140 km/h di velocità massima). Niente di eccezionale le sospensioni posteriori a ponte rigido, i freni a tamburo e il cambio a quattro marce con prima non sincronizzata, ma il peso sui 700 kg e la grande agilità la fanno apparire nel comportamento su strada più “adulta” di quanto non sia.

La meno cara

Prerogativa assoluta, poi, il prezzo di 1.150.000 lire, di gran lunga inferiore a quello di qualsiasi altra spider sul mercato italiano e che resterà competitivo anche quando salirà ad 1.290.000 dopo il 1963, con l’arrivo della versione aggiornata 1100 S, di cilindrata più elevata, potenza di 58 Cv e freni anteriori a disco, in produzione fino al 1969.

Una buona idea e ben realizzata, quella della Innocenti, protagonista anche della copertina di un disco del Quartetto Cetra, all'epoca famosissimo gruppo musicale, ma non confortata dal successo commerciale che avrà, invece, la Fiat 850 Spider del 1965, debitrice comunque alla piccola sportiva della Casa di Lambrate dell’intuizione sulle potenzialità di un settore prima trascurato. 

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