Ultimo aggiornamento  25 aprile 2019 20:38

Brexit e Jaguar in chiaroscuro.

Colin Frisell ·

Brexit, da oggi si fa sul serio. Dopo lo scioccante referendum dell'anno passato e le sorprendenti elezioni dell'8 giugno scorso, volute dalla premier Theresa May con l'intento di avere un mandato forte e conclusosi con quello che in molti hanno definito un "suicidio politico", iniziano i colloqui anglo-europei per sancire l'uscita dall'Unione del Regno Unito.

Dubbi sul futuro

Le trattative partono in un clima di assoluta incertezza. A Londra, in realtà, un governo ancora non c'e' e le discussioni tra i conservatori della May e gli ultra nazionalisti nord irlandesi che dovrebbero sostenerlo sono in alto mare. Il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber, ha detto senza mezzi termini: "Gli inglesi sono nel caos. Non sanno che vogliono". 

No vincoli, sì aiuti 

Quello che vogliono gli operatori economici, soprattutto nel Regno Unito, è invece chiarissimo: rassicurazioni sul futuro post Brexit, in particolare sulla libera circolazione delle merci, niente nuovi dazi e sostegno economico per gli investimenti. Ne è un'esempio la vicenda di Jaguar Land Rover. Il marchio di proprietà indiana - che produce quasi un terzo delle sue auto sull'isola - ha lanciato la proposta di assumere entro l'anno prossimo 5.000 nuovi addetti, di cui 1.000 ingegneri e 4.000 operai, in previsione della costruzione delle nuove auto elettriche. La maggior parte di loro è destinata a lavorare in Inghilterra, secondo un comunicato della Casa, anche se il primo veicolo elettrico, la I-Pace, sarà prodotto nello stabilimento austriaco della Magna Steyr a Oberwaltensdorf.

Secondo gli osservatori, l'uscita di Jaguar Land Rover è un assist politico alla signora May in grande difficoltà. Anche se in cambio chiede garanzie, cioè soldi a chi s'impegna per uno sforzo economico a favore della forza lavoro del Paese.

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