Ultimo aggiornamento  18 ottobre 2019 10:23

Blues Brothers, mito a quattro ruote.

Paolo Borgognone ·

Ci sono film che restano. Per i temi proposti, le storie che raccontano, la bravura degli attori, la profondità dei dialoghi, le emozioni che suscitano. E poi ci sono i Blues Brothers. Ironia graffiante, inseguimenti a tutta velocità, musica dell'anima, automobili leggendarie. Gli ingredienti per fare di uno dei film più costosi dell'epoca anche uno dei più grandi successi della settima arte c'erano tutti.

Dalla tv al cinema

Il 16 giugno del 1980 la creatura scritta originariamente da Dan Aykroyd per bissare il successo ottenuto dal duo messo in piedi con John Belushi che aveva steso il pubblico Usa dal piccolo schermo, partecipando al Saturday Night Show, vede la luce in un teatro di downtown Chicago, la città dove la pellicola viene girata. Una première senza fanfare o tappeti rossi perché si tratta, comunque, di un film scomodo che, al di là della sferzante vena comica, porta alla ribalta un tipo di musica esclusivamente "nera", il blues. In un Paese che, all'alba del decennio successivo alla guerra del Vietnam, si è risvegliato ancora diviso dal punto di vista razziale. Non è un caso che quasi tutti i cinema del sud degli Stati Uniti preferiranno non mettere in cartellone il film: troppa gente di colore nella pellicola fu la folle, ma reale, spiegazione che venne data. Gente di colore che rispondeva ai nomi di Aretha Franklin, Ray Charles, Cab Calloway, James Brown, John Lee Hooker.

Auto protagonista

Diretto da John Landis - appena uscito dalle polemiche per un'altra dissacrazione "1941 allarme a Hollywood" che metteva alla berlina l'America guerrafondaia partendo da uno dei tabù della storia recente a stelle e strisce, l'attacco giapponese a Pearl Harbour del 1941 - il film incontrò enormi difficoltà di realizzazione ed ebbe costi altissimi. Anche, per non dire soprattutto, a causa di problemi "automobilistici"...

Protagonista della storia - quasi alla pari dei fratelli Jake e Elwood - è la Bluesmobile. Per la precisione una Dodge Monaco 440 del '74, una "belva" da 7.200 centimetri cubici con motore V12 da 375 cavalli. Lo stesso che veniva montato sulle Dodge Charger, come il "Generale Lee" della serie tv "Hazard". La tipica auto all'epoca in dotazione alle forze di polizia. La descrizione che Elwood ne fa al fratello dice tutto: "Motore truccato, sospensioni rinforzate, paraurti antistrappo, gomme antiscoppio e cristalli antiproiettile". In realtà nella versione originale si parla di marmitta catalitica, un particolare escluso nella traduzione italiana perché qui all'epoca nessuno o quasi sapeva di cosa si trattasse. In Italia il sistema anti inquinamento è arrivato solo a fine decennio, nel 1989.

13 esemplari

Nel film, Elwood - che l'ha comprata per sostituire una Cadillac Fleetwood Brougham del '68 nera ovviamente, barattata per un microfono - racconta a Jake appena uscito di prigione, di aver preso la Bluesmobile a un'asta del dipartimento di polizia di Mount Prospect, Illinois. In realtà le Dodge Monaco - ne furono usate 13 per il film e una esiste ancora oggi, di proprietà del cognato di Dan Aykroyd - vennero acquistate dalla polizia stradale della California e "truccate" per renderle simili a quelle delle forze dell'ordine in Illinois. Fu lo stesso Aykroyd a occuparsi di far sembrare l'auto la più trasandata possibile, togliendo le coppe delle ruote, riempiendola personalmente di cartacce e di pacchetti di sigarette mezzi vuoti. Una delle 13 copie venne affidata a un meccanico locale e utilizzata solo per una scena: quella in cui, appena i fratelli ne sono scesi, si disintegra praticamente da sola. 

Nel Guinness dei primati

All'epoca della sua uscita "The Blues Brothers" venne inserito nel Guinness dei primati per il più alto numero di auto distrutte durante le riprese, ben 103. Curiosamente a spodestare la pellicola dal trono arrivò...il suo sequel, realizzato 18 anni dopo con il solo Dan Aykroyd, vista la scomparsa di Belushi nel 1982.

Fra le curiosità del film vanno annoverate le tensioni tra la produzione e la polizia (quella vera) di Chicago a causa di alcune scene di inseguimento girate in città in piena velocità: nessuno aveva avvertito il sindaco e le autorità che le auto sarebbe sfrecciate nelle vie del centro a quasi 200 chilometri all'ora. Per fortuna non ci furono incidenti.

Ancora più curiosa la storia accaduta a un membro della troupe, mentre seguiva la carovana del film durante uno spostamento alla guida di una delle bluesmobile, si perse e guidò per più di 150 chilometri lungo l'intestatale 80: fermatosi a fare benzina a Spring Valley, Illinois, Brown fu arrestato dalla polizia locale in quanto su un'auto palesemente truccata e con una targa falsa. Dovette intervenire John Landis in persona per far tornare entrambi sani e salvi sul set.

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