Ultimo aggiornamento  18 marzo 2019 21:09

Uber, resa dei conti.

Paolo Borgognone ·

Scossa tellurica a San Francisco. Non il Big One, il devastante terremoto che gli esperti prevedono per la California, ma la resa dei conti che sta scuotendo Uber e che ha portato, come più clamoroso risultato immediato, alla messa in aspettativa "a tempo indeterminato" di Travis Kalanick, Ceo e fondatore della start-up.

Passo indietro

La decisione, resa nota martedì con una mail dello stesso Kalanick ai dipendenti, permetterà al Ceo - che non ha annunciato per quanto tempo resterà fuori dai giochi - anche di riprendersi dallo shock della morte della madre, avvenuta in circostanze abbastanza misteriose mentre la donna si trovava in barca. Cosa succederà al termine di questo periodo sabbatico è difficile dirlo, ma si prevede che il ruolo del Ceo sarà in qualche modo messo sotto controllo e che probabilmente la libertà di manovra di cui ha finora goduto, verrà ridotta. "Durante questo periodo - dice Kalanick nella sua lettera - resterò a disposizione dei vertici dell'azienda per partecipare a qualsiasi decisione strategica". Kalanick ha anche scritto di voler lavorare "su se stesso" durante l'assenza dal lavoro che "non sappiamo quanto sarà lunga". Infine il quarantenne manager ha rivendicato il proprio ruolo nella storia, controversa, di Uber: "La responsabilità per dove siamo arrivati e come ci siamo arrivati, ricade totalmente sulle mie spalle". 

Indagine approfondita

Il terremoto di queste ore fa seguito all'indagine interna portata avanti da Eric Holder, ex procuratore generale Usa - in pratica il ministro della giustizia - sotto l'amministrazione Obama. Il board di Uber ha fatto proprie le raccomandazioni di Holder che ha studiato la situazione in particolare riguardo le accuse di discriminazione sessuale che hanno colpito la start-up.

Tutti fuori

A questo proposito, sono arrivate brutte notizie anche per uno dei vice di Kalanick, Emil Michael. Il manager, additato da molti come responsabile della disinvolta politica della start-up nei confronti soprattutto dei dipendenti - in particolare esponenti del gentil sesso - è stato licenziato. O meglio si sarebbe dimesso come spiegato in una lettera spedita ai suoi sottoposti e che è stata pubblicata dal New York Times. Si tratta del 14esimo dirigente di Uber che, per un motivo o per l'altro, perde il posto durante il solo 2017.

Ancora un licenziamento 

A far compagnia a questo esercito di ex è arrivato anche David Bondermann, un milionario texano membro del board di Uber, estromesso dopo aver fatto commenti pesantemente sessisti nei confronti delle donne. L'uscita di Bondermann, che ha risposto piccato ai rilievi di Arianna Huffington, anche lei nel consiglio di amministrazione, giornalista e co-fondatrice dell'Huffington Post di cui è stata anche direttore, è avvenuta proprio mentre i vertici della start-up discutevano su come affrontare il problema dei comportamenti discriminatori verso le donne di cui Uber e alcuni dei suoi dirigenti e dipendenti sono stati accusati. 

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