Ultimo aggiornamento  15 dicembre 2019 00:44

Google, in pensione la "lucciola".

Patrizia Licata ·

Firefly, il prototipo di auto a guida autonoma progettato da Google, va in pensione. Non è una notizia triste: se il modello sperimentale non serve più è perché è arrivato il momento di montare le sue tecnologie su automobili costruite per il grande pubblico e non per i test degli scienziati. La prima auto "per tutti" con i software di Google, oggi gestiti dallo spin-off Waymo, è il minivan Chrysler Pacifica Hybrid: l'accordo con FCA permette di inserire su un modello commerciale la tecnologia per la guida autonoma creata a Mountain View.

Dall'origami al koala

Google studia la guida autonoma fin dal 2009. Ma è solo nel 2013 che ha creato una piccola flotta di veicoli driverless. Si tratta di vetture nate appositamente per studiare e sperimentare: a partire dalla prima idea nella forma di raffinato modellino di carta si è arrivati al noto veicolo tondeggiante che gli sviluppatori chiamavano affettuosamente "auto-koala" o "caramellina" o anche Firefly, "lucciola".

"La Firefly non è mai stata pensata per la produzione commerciale", chiariscono gli ingegneri di Waymo in un post online, "ma solo per capire come ottenere il veicolo driverless più efficiente: dove mettere i sensori, come integrare il computer di bordo, quali funzionalità di controllo mantenere per i passeggeri".

Niente mal d'auto

Nel corso dei loro studi, i ricercatori di Google hanno abbandonato il disegno iniziale di un'auto con tre posti, due da un lato e l'altro di fronte: l'idea era di rendere più agevole la conversazione ma il terzo passeggero avrebbe viaggiato in senso contrario a quello di marcia, rischiando il mal d'auto. Sono così passati alla due posti, hanno tolto volante e pedali e sistemato il computer che gestisce il sistema di guida sotto il cofano. Hanno anche capito che il modo più efficiente di piazzare Lidar e telecamere è al centro dell'auto, con quella cupoletta sul tetto che è tra le caratteristiche più riconoscibili della Firefly.

Tre secoli di esperienza

Disegnata in California, ma costruita, anche con elementi fatti a mano, in Michigan, la Google car ha messo insieme passato e futuro dell'industria dell'auto americana. Nei suoi "giri di prova" ha accumulato 2 milioni di miglia di test percorse su strade pubbliche, l'equivalente di quello che una persona farebbe in 300 anni. Nel 2015 la Firefly ha completato ad Austin, Texas, il primo viaggio in modalità cento per cento autonoma su strade pubbliche, con il non-vedente Steve Mahan come unico passeggero. Infine, nel 2016, dal progetto di Google sulla guida driverless è nato lo spin-off Waymo.

L'era delle Chrysler Pacifica

"Siamo pronti per un nuovo importante capitolo: permettere alle persone di usare le auto autonome nella loro vita quotidiana", si legge nel post di Waymo."Per questo ritiriamo la nostra flotta di Firefly e ci dedichiamo all'integrazione delle nostre più recenti tecnologie nei veicoli veri, come il nuovo minivan autonomo Chrysler Pacifica. Concentrandoci sui veicoli prodotti per il mercato di massa potremo portare la tecnologia della guida automa a più persone più velocemente".
In programma per le Firefly c'è un ultimo glorioso viaggio, le cui tappe sono l'Arizona Science Center di Phoenix (ad agosto) e poi Austin (a ottobre) per celebrare i due anni dallo storico viaggio di Steve Mahan. Due Firefly andranno al museo: una sarà esposta al Computer History Museum di Mountain View, California, l'altra al Design Museum di Londra. Ma intanto sono in griglia di partenza ben 600 Pacifica driverless: nell'area metropolitana di Phoenix, Waymo ha già chiamato a raccolta i residenti per partecipare al test pubblico sui minivan autonomi che saranno usati per gli spostamenti quotidiani.

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