Ultimo aggiornamento  20 agosto 2019 11:27

Ambiente, l'America si ribella.

Gloria Smith ·

La decisione di Donald Trump di sfilarsi dagli accordi di Parigi sul clima scatena la reazione degli Stati e delle città d'America che non credono, come il loro Presidente, che il cambiamento climatico sia una "bufala". E mentre i governatori di New York, Andrew Cuomo, della California, Jerry Brown, e dello Stato di Washington, Jay Inslee, hanno dato vita alla "United States Climate Alliance" (cui hanno aderito già altri 10 governatori), l'ex sindaco della Grande Mela Michael Bloomberg si mette alla guida del gruppo "We Are Still In" per ribadire che molti Stati, città e imprese degli Usa rispetteranno gli impegni presi sulla riduzione dei gas serra: centinaia le adesioni, tra cui quelle di Uber, Lyft, Google e Tesla (il cui Ceo Elon Musk è anche uscito dal gruppo di consulenti economici di Trump dopo l'annuncio del ritiro ufficiale dagli impegni sul clima). 

I governatori che dicono sì 

Nel 2015 il Presidente Barack Obama a Parigi aveva ratificato un preciso obiettivo per gli Stati Uniti: entro il 2025, riduzione dei gas serra del 26-28% rispetto ai livelli del 2005. Dopo il dietro-front di Trump è possibile che gli Usa si fermino a un risultato molto inferiore: una riduzione dei gas serra del 12,6%, secondo l'allarme lanciato dal think tank Resources for the Future.

I governatori della "United States Climate Alliance" pensano però che si possa ugualmente proseguire su target più "aggressivi", perché la linea assunta da Trump lascia di fatto le politiche ambientali in mano ai singoli Stati. "Anche se l'atteggiamento del nostro Presidente è riprovevole, i singoli Stati sono pronti a rimediare, per i nostri figli e per il nostro pianeta. Siamo fieri di unirci, per assicurarci che l'inazione del governo federale sia contrastata dalla voglia di fare dei singoli Stati", ha detto il governatore Inslee.

New York, California e Washington insieme rappresentano un quinto della popolazione americana (68 milioni di persone), più di un quinto del Pil statunitense e almeno il 10% delle emissioni inquinanti del paese. L'intenzione dei governatori è di rispettare sia i target di Parigi che quelli del Clean Power Plan di Obama, che prevede di ridurre del 32% le emissioni di CO2 delle centrali elettriche (un provvedimento di cui Trump ha già ordinato la revisione). Con loro ci sono altri governatori (Connecticut, Rhode Island, Massachussets, Vermont, Oregon, Hawaii, Virginia, Minnesota, Delaware e persino Puerto Rico) e altri hanno espresso interesse ad aderire.

Città e imprese contro Trump

L'iniziativa "We Are Still In" dell'ex sindaco di New York Bloomberg, oggi inviato speciale dell'Onu per le città e il clima, ha un obiettivo simile: confermare gli impegni di Parigi nonostante la posizione assunta da Trump. Bloomberg ha inviato una lettera aperta ai 194 firmatari degli accordi di Parigi con una lunga lista di adesioni: 125 città (tra cui Los Angeles, New York, Houston, Pittsburgh) e 9 Stati (California, Connecticut, Hawaii, New York, North Carolina, Oregon, Rhode Island, Virginia e Washington) che rappresentano 120 milioni di americani e contribuiscono per 6.200 miliardi di dollari all'economia Usa, più 902 aziende e investitori e 183 università. "Agire tutti insieme è una spinta potentissima che permetterà agli Stati Uniti di rispettare, e possibilmente superare, gli obiettivi fissati a Parigi. Siamo pronti a fare la nostra parte", ha detto il Ceo di Lyft, John Zimmer. "Il governo federale non può decidere il ritmo dei progressi che vengono messi a segno dalle città e dagli Stati americani, dalle sue imprese e dalla sua società civile", ha ammonito Michael Bloomberg.

Futuro low-carbon

Le iniziative americane per difendere i progressi nella lotta al cambiamento climatico non si esauriscono qui. A livello municipale, sono 279 i sindaci (#ClimateMayors) che hanno confermato che seguiranno gli impegni di Parigi al motto di: "Il mondo non può aspettare. Nemmeno noi". I sindaci Usa non solo collaboreranno tra loro ma cercheranno alleanze a livello internazionale per proseguire la loro battaglia contro i gas serra.

C'è anche una nutrita lista di aziende che hanno preso le distanze da Trump sul clima: non solo quelle che hanno firmato l'iniziativa di Bloomberg (come tanti big della Silicon Valley) ma anche altre, assenti in quella lettera, tra cui i colossi dell'energia ExxonMobil e ConocoPhillips e alcuni gruppi dell'industria del carbone. Non tutte sono allineate all'obiettivo di ridurre del 28% le emissioni Usa entro il 2025, ma metà delle imprese della Fortune 500 (cioè la lista delle cinquecento principali industrie statunitensi per fatturato, stilata annualmente dalla rivista che si occupa di business dal 1930) ha programmi di riduzione dell'impatto ambientale e sta lavorando per un futuro low-carbon

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