Ultimo aggiornamento  19 settembre 2019 12:24

ZZ Top: attenti a quei tre.

Giuseppe Cesaro ·

“Scivolo sull’autostrada sulla mia Cadillac nuova, una bella coniglietta al mio fianco e altre tre sedute dietro: portano abiti corti, tacchi a stiletto, fumano Lucky Strike e indossano calze di nylon. Siamo cattivi, sì cattivi: ovunque”. È la seconda strofa di “I’m Bad, I’m Nationwide”, traccia numero tre di “Degüello” (1979) sesto album in studio degli ZZ Top, rock band americana, nata a Houston (Texas) nel lontano 1969 ed entrata nella Rock and Roll Hall of Fame il 15 marzo 2004. Stessa formazione, da quasi cinquant’anni: Billy Gibbons (chitarra e voce), Dusty Hill (basso e voce) e Frank Beard (batteria), che domani spegnerà 68 scoppiettanti candeline. È nato a Frankston - minuscola cittadina del Texas, con poco più di milleduecento abitanti - l’11 giugno 1949.

Oltre che per il loro sound tosto, questi rocker sono famosi in tutto il mondo per le interminabili barbe, che assai di rado indossano disgiunte da vistosi cappelli e impenetrabili occhiali neri. Uno solo dei tre non porta la barba e, paradossalmente è quello il cui cognome - Beard - significa, appunto, “barba”. Quindici album all’attivo: 11 d’oro, 7 di platino e 3 multi-platino, per oltre 50 milioni di dischi venduti, hanno reso gli ZZ Top una delle band più amate degli Stati Uniti. Ingredienti essenziali del loro successo? Un rock solido, incisivo e longevo come i suoi autori, donne belle e provocanti protagoniste di canzoni e video e, naturalmente, auto da sogno. Tutto questo, sia perché – come ricorda Gibbons“le cose che fanno rumore e corrono veloce fanno parte dello stile di vita rock (ammesso che si possa chiamare stile)”, sia perché il chitarrista-cantante è un vero e proprio maniaco delle customizzazioni: “Chiunque – ripete spesso – può restaurare una macchina, ma ci vuole un vero uomo per farne a pezzi una!”

Almeno tre i gioielli di famiglia che meritano molto più di un semplice sguardo: “Eliminator”, “CadZZilla” e “The Mexican Blackbird”. Autentici pezzi unici in tutti i sensi - che farebbero invidia a qualunque collezionista.

L’Eliminatrice

La “Eliminator” è sicuramente la quattro ruote più rappresentativa della band, il cui logo riecheggia – e non è certo un caso - quello di una casa automobilistica vintage. A questa meraviglia, infatti, è dedicato un intero album (l’ottavo, uscito nel marzo 1983), che la vede protagonista assoluta della copertina e dei video dei brani di maggiore successo: "Gimme All Your Lovin'", "Sharp Dressed Man" e "Legs". È anche grazie al suo fascino che l’album è diventato il più popolare tra quelli realizzati dagli ZZ Top: 398simo tra i 500 più grandi dischi di tutti i tempi, nella famosa lista di Rolling Stone, e 39simo tra i 100 album più importanti degli anni ’80.

Eliminator è una hot rod in puro stile “American Graffiti”, ricavata da una Ford coupé a tre finestrini del 1933, interamente restaurata ed equipaggiata con un motore Corvette. Prodigio si stile, meccanica e ingegneria che si deve a Don Thelan (Buffalo Motor Cars),  Ronnie Jones (Hand Crafted Metal) e Sid Blackard, i quali la costruirono – su richiesta dello stesso Gibbons – tra la seconda metà degli anni ’70 e i primi anni ‘80, battezzandola con un nome degno delle più temute straccia-avversari delle corse clandestine. Divenuta una vera e propria icona di costume – grazie a una linea spettacolare e alla bellissima livrea rossa - l’Eliminatrice è apparsa più volte in tv, film, saloni, mostre ed eventi benefici.

CadZZilla

Se l’Eliminatrice vi conquisterà, la “Cadzilla” vi lascerà letteralmente senza parole. Parliamo di una Cadillac Serie 62 Sedanette del 1948 (prodotta in 4,764 esemplari: la prima con le caratteristiche pinne di coda), modificata dal leggendario Boyd Coddington, su disegno di  Larry Ericson (all’epoca capo designer Cadillac) nel 1989. Il nome è la sintesi di tre elementi: il marchio Cadillac, ovviamente, le iniziali della band e Godzilla, il mostro giapponese, simbolo della natura che si vendica contro l’umanità che ha inventato la bomba atomica. Creatura mostruosa, dunque, per un’auto sublime, da molti considerata – forse non del tutto a torto – una delle più belle di tutti i tempi. ‘Hot Rod Magazine’ ha definito questa meraviglia “la più incredibile trasformazione mai vista. Immaginate – ha aggiunto – di prendere dallo stock una Cadillac immacolata del 1948 e di trasformarla in questa incredibile scultura”. Una curiosità: sulla targa si legge “I8TOKYO” - “Io odio Tokyo” (in inglese il numero otto e il verbo odiare suonano quasi allo stesso modo) - come citazione di un famoso film di Godzilla. La prima volta che la Cadzilla è uscita dal garage, Gray Baskerville – tra i massimi esperti americani di hot rod – ha dichiarato: “Cadzzila è un’auto che farà epoca e fisserà gli standard per tutte le hot rod che verranno”.

Il merlo messicano

L’auto – una Thunderbird vintage del 1958: Ford V8, 5.8 litri, 300 hp - prende il nome da un brano degli ZZ Top del 1975 (“The Mexican Blackbird”) ed stata realizzata dal team di uno dei più famosi santuari delle hot rod, attivo sin dall’inizio degli anni ’40: il So-Cal Speed Shop di Pomona (California), sotto la supervisione di un autentico mago delle customizzazioni: Pete Chapouris, amico di vecchissima data di Gibbons. Una volta che la carrozzeria è stata portata a livelli di perfezione, si è passati alla verniciatura: nera con fasce dorate a sottolineare i contorni e le linee essenziali del corpo. Quindi è stata la volta degli interni, che Gibbons voleva assolutamente replicassero le meraviglie degli esterni. Detto fatto. “Il Merlo Messicano – ha spiegato Chapouris a miracolo avvenuto, con ironia e fairplay - dimostra quello che chi fa questo mestiere sostiene da sempre: con la base giusta non ci vuole molto di più che un po’ di vernice, qualche rivestimento, una felice combinazione di ruote, per sbatterla a terra e saltare sulla macchina più cattiva di tutta la vallata!”

Lei ama la mia macchina

“Lei non mi ama: lei ama la mia macchina. E farebbe qualunque cosa pur di mettersi al volante. Non le interessa se sono fumato o ubriaco perso: le basta avere le mie chiavi e una ruota di scorta nel bagagliaio”, cantano gli ZZTop in “She Loves My Automobile” (“Lei ama la mia macchina”, 1979). Che dire? Paragonando facce e modi dei nostri eroi alle auto da sogno sulle quali vanno in giro, possiamo darle torto?

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