Ultimo aggiornamento  22 aprile 2019 04:05

Regno Unito al voto: un'altra (s)volta.

Colin Frisell ·

Ci risiamo. 350 giorni esatti dopo il referendum sulla Brexit del 23 giugno scorso, il Regno Unito torna alle urne. Questa volta si elegge il Parlamento e, in sostanza, si decide il futuro del Paese. Con, se possibile, ancora più incertezza sull'esito della consultazione rispetto anche al 2016, visto che i sondaggi danno un possibile testa a testa all'ultimo voto tra i partiti tradizionali, i conservatori di Theresa May al governo e i laburisti di Jeremy Corbyn: senza contare le possibile sorprese dei LibDem e dell'Ukip. In attesa dei risultati, abbiamo letto i manifesti elettorali dei principali contendenti (a proposito, è una sana abitudine quella di scrivere nero su bianco i propri impegni prima di presentarsi agli elettori) per capire i potenziali scenari del settore mobilità a seconda di chi uscirà vincitore dalla consultazione. 

Conservatori: più strade e zero emissioni 

Il manifesto del partito conservatore, intitolato "Avanti insieme" sottolinea la necessità di continuare lo sviluppo della rete infrastrutturale del Paese e promette più corsie per le autostrade e nuove vie di comunicazione, con un occhio di particolare riguardo alle zone oggi meno collegate. Attenzione viene rivolta anche alle tecnologie più moderne: "La nostra ambizione - si legge a pagina 24 del testo presentato dal primo ministro May - è che la Gran Bretagna sia leader mondiale nella strategia di sviluppo e nell'utilizzo delle auto elettriche". Il manifesto Tory si augura che entro il 2050 "la maggior parte di auto e furgoni in circolazione sia a zero emissioni". 

Laburisti: fuori dalle auto e aria pulita

Di tenore più ambientalista il manifesto presentato dal partito Labour di Jeremy Corbyn. "I nostri piani - si dice testualmente  - incoraggeranno le persone a scendere dalle loro auto, per una salute migliore e un ambiente più sano". Anche qui si conferma l'intenzione di rendere il Regno Unito punta di diamante dell'innovazione e si parla di intervenire sugli scarichi di migliaia di autobus in tutto il Paese, rendendoli consoni ai parametri euro 6. Nel testo si parla anche di una regolamentazione nazionale del sistema di taxi e dei servizi di trasporto privato - intesi comunque nell'ottica di diminuire il traffico veicolare - che introduca regole certe e valide per tutte le componenti la categoria. Attenzione anche allo sviluppo della mobilità dolce, con l'impegno a sviluppare il sistema nazionale delle piste ciclabili. 

LibDem: rottamare i diesel

"L'inquinamento dell'aria è un killer nel Regno Unito". Il manifesto dei LibDem non lascia spazio a dubbi. Il 47enne leader Tim Farron e i suoi intendono bandire la vendita dei diesel dal 2025, a favore della mobilità a zero emissioni. Per arrivare a questo, propongono l'immediata adozione di un sistema di incentivi alla rottamazione dei motori a gasolio, da concentrare in particolare nelle zone densamente abitate, dove la situazione è più grave. A questo proposito si propone la realizzazione di una legge sul trasporto, il Green Transport Act che contenga anche direttive precise per migliorare la qualità dell'aria che - si legge nel testo - "costa al servizio sanitario nazionale 15 miliardi di sterline l'anno". 

Ukip: difesa dei consumatori

Sui diesel, ma da una prospettiva diversa, si concentra anche l'attenzione dell'Ukip, il partito euroscettico nato da una costola dei conservatori nel 1993. Secondo il movimento guidato oggi da Paul Nuttall, i proprietari di auto con motori inquinanti vanno difesi in quanto sono stati convinti a comprare le loro vetture da politiche di incentivazione governative che poi si sono rivelate sbagliate: "Gli esperti - si legge nel manifesto - hanno cambiato idea dopo aver sostenuto l'acquisto dei diesel". Per risolvere il problema si propongono forti incentivi verso i veicoli a basse emissioni. Attenzione particolare poi viene data alle tariffe autostradali, in crescita negli ultimi anni e definite nel testo "una rapina"

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