Ultimo aggiornamento  15 ottobre 2021 22:21

Trumpchi alla conquista dell'America.

Enrico Artifoni ·

La risposta di Pechino al protezionismo di Donald Trump? Potrebbe essere e forse sarà la... Trumpchi. Avete letto bene. Trumpchi, non una scopiazzatura del cognome del presidente degli Stati Uniti, bensì la marca cinese di automobili di proprietà del costruttore statale Gac, che dal lancio nel 2010, è cresciuta più di ogni altra e ora sta preparando lo sbarco sul mercato nordamericano.

Voglia di Usa

“Neppure l’eventuale imposizione di dazi sulle vetture d’importazione ci farà desistere dalla decisione di entrare nel mercato degli Stati Uniti”, ha detto Yu Jun, presidente di Gac, in un’intervista alla Cnbc. Tuttavia dopo un paio di comparsate al Salone di Detroit la commercializzazione dei primi modelli è stata prudenzialmente rinviata dalla fine di quest’anno al 2019. Perché l’America, come l’Europa, non fa sconti: servono il prodotto giusto e una rete di vendita all’altezza del compito. Trumpchi al momento dispone solo in parte dell’uno e per niente dell’altra.

Ordini da Pechino

Fra i costruttori cinesi di proprietà statale, il gruppo Gac (acronimo di Guangzhou Automobile Company) era stato fino al 2010 uno dei più conservativi, nel senso che per crescere aveva puntato più sulle joint ventures con le grandi Case globali (Toyota, Honda, Mitsubishi e più recentemente Fca) che sulla creazione di propri prodotti e marchi. La svolta, con tutta probabilità sollecitata dal governo centrale di Pechino che da tempo spinge nella direzione di un consolidamento dei marchi locali, è arrivata proprio con il varo di Trumpchi.

Il nome è tutto un programma non solo per l’assonanza (certo non preventivata) con il cognome del neoeletto presidente degli Stati Uniti, ma anche per il significato: in cinese Trumpchi suona più o meno come “Che bontà”. Ossia quella qualità che è un prerequisito per aggredire i mercati dei Paesi sviluppati e sinora alle auto cinesi è sempre mancata. Perché i modelli di Trumpchi dovrebbero eccepire alla regola?

Un pizzico d'Italia

La gamma attuale di Trumpchi per il mercato cinese (una berlina medio grande, una compatta e un suv-crossover) nasce per intero su una piattaforma gloriosa ma datata, quella dell’Alfa Romeo 166 che Fiat ha venduto a suo tempo a Gac. Ciò che conforta e rende fiduciosi i vertici della Casa cinese sono soprattutto le vendite del candidato numero uno allo sbarco negli Usa, cioè il suv-crossover GS4. Secondo solo all’Haval H6 di Great Wall nella categoria che va per la maggiore anche ai piedi della Grande Muraglia, nel 2016 si è guadagnato il favore di 326.906 clienti. E ha spinto le immatricolazioni di Trumpchi nel primo quadrimestre del 2017 al nuovo record di 121.665 unità, il 67% in più rispetto a un anno fa. Gli opportuni aggiornamenti però potrebbero non bastare per aggredire il mercato americano con un prodotto adeguato nella qualità come nel prezzo. Quanto alla rete di vendita, Gac non ha fatto mistero di sperare in un aiutino da parte di Fca, che è suo partner in Cina. Trump permettendo, però. 

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