Ultimo aggiornamento  18 febbraio 2019 08:09

Gm, Barra a dritta.

Flavio Pompetti ·

La profittabilità è più importante delle quote di mercato. Mary Barra e Dan Ammann mettono fine all’avventura commerciale della Gm in India, che dopo 100 anni di attività ammontava a poco più dell’1% del mercato. I marchi del gruppo vendevano nel paese asiatico in un anno più o meno quanto le concessionarie americane vendono in un fine settimana di buoni affari. L’azienda americana continuerà ad assemblare vetture in India anche se in misura ridotta dopo i recenti tagli di produzione, ma rinuncerà a competere con Suzuki e Mahindra per le briciole di profitto che quel mercato era in grado di generare per lei. 

Inversione di tendenza 

Poco di nuovo dal punto di vista strategico. L’India e il Sud Africa sono le ultime due tappe di una ritirata che negli ultimi anni ha visto il Generale abbandonare la piazza in Russia e in Europa. Con la cessione dell’Opel la vecchia “numero 1” ha accettato di scendere al quarto posto della classifica mondiale, dopo Volkswagen, Toyota e Renault-Nissan. Tutto questo rientra nell’ottica di un’inversione di tendenza che la Gm è stata la prima a concepire sotto la guida di Barra. La corsa degli anni ’90 ad occupare tutti i tasselli del mercato globale, e a mantenere la supremazia dei numeri su scala mondiale, aveva portato la Gm a competere su piazze agguerrite, dove i segmenti più popolari non possono produrre profitti per aziende con base in occidente.

Le tabelle di Ammann

Ammann da direttore finanziario ha compilato tabelle comparative della profittabilità di un singolo modello sui vari mercati globali. L’obiettivo è salire dall’attuale media del 7,5% al 9%. Per centrarlo, è meglio concentrarsi su Nord e Sud America e Cina, tre regioni nelle quali la General Motors ha la corona di prima della classe, e occupa i segmenti chiave. Pazienza se questo poi vuol dire ridurre le vendite complessive, ma portare allo stesso tempo quelle del marchio Cadillac per la prima volta in 11 anni oltre la soglia delle 300.000 unità.

Quello che mi ha colpito nelle recenti dichiarazioni dell’amministratrice della casa americana è che la scelta, oltre a consolidare i profitti del gruppo e rilanciare il valore azionario, libera risorse finanziarie da investire in quella che Barra vede come la vera lotta per la sopravvivenza nel settore automobilistico. L’a.d. ha detto che il terreno di gioco non è più, o almeno non è solo, quello delle quote di mercato. E’ più importante invece partecipare alla corsa verso la profittabilità nei settori dell’auto elettrica e dell’autopilota. Per competere ci vogliono capitali ingenti d investire in ricerca e sviluppo, ma solo partecipando alla gara si può sperare di arrivare al traguardo, che è quello di primeggiare nei due campi realizzando profitti. 

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