Ultimo aggiornamento  16 dicembre 2018 08:42

Italia, il car sharing avanza.

Patrizia Licata ·

Gli italiani non sono ancora arrivati all'automobile come servizio "on-demand" anziché bene di proprietà ma si sono messi sulla giusta strada abbracciando con convinzione il modello del car sharing: nel 2016 abbiamo totalizzato quasi 2,3 milioni di noleggi (+33% rispetto al 2015) e abbiamo superato quota 1 milione di tessere di iscrizione (+70%) ai servizi che permettono di condividere l'auto. Lo dice la ricerca “Il Car sharing in Italia: soluzione tattica o alternativa strategica?”, condotta da Aniasa (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici) e dalla società di consulenza strategica Bain & Company.

Pragmatici e poco fedeli

Sesso maschile, 38 anni, pendolare: questo l'identikit dell'utente medio dei servizi di car sharing in Italia. L'auto condivisa viene usata principalmente per motivi di lavoro: nel 55% dei casi l'utente è un dipendente di azienda e possiede in media 2,8 tessere, servendosene senza preferenze per particolari operatori o modelli perché non è la fedeltà al marchio che conta ma la disponibilità di un veicolo nelle vicinanze. Sono importanti anche il prezzo del servizio (lo dice il 63% del campione), la possibilità di prendere e riconsegnare l'auto ovunque (53%), l'abitacolo pulito (48%) e la presenza di sistemi di sicurezza (40%) e dispositivi di bordo come navigatore e kit vivavoce (39%).

Bus in crisi

Il car sharing piace perché è conveniente: permette di risparmiare sull'utilizzo della macchina di proprietà. Ma è spesso un valido aiuto quando metro e bus non sono efficienti. Infatti, il 55% del campione dichiara di usare il car sharing in alternativa al trasporto pubblico locale, contro un 40% che lo usa al posto della propria auto.

A tappe verso l'on-demand

Non che gli italiani si siano convertiti al cento per cento all'automobile come servizio: il 43% degli utilizzatori chiarisce di non essere ancora pronto ad abbandonare la propria vettura affidandosi esclusivamente allo sharing. L'auto condivisa è solo una delle tante opzioni: solo nel 6%-7% dei casi usiamo il car sharing più di una volta a settimana. L’11% degli utenti dice però di aver rinunciato a comprare un’auto e il 6% ne ha venduta una perché ci sono i servizi di car sharing.

Tariffa flat e più parcheggi

Che cosa manca per convincere più italiani a usare più spesso l'auto condivisa? Gli utenti intervistati da Aniasa dicono che vorrebbero essere più sicuri di quanto costa il tragitto (spesso quello casa-lavoro): con una tariffa al minuto, la spesa varia perché le città sono trafficate. E chiedono anche più veicoli, più parcheggi, diffusione in periferia e maggiore facilità di utilizzo tramite le app mobili.

Aiuterebbero anche stazioni di scambio intermodale presso stazioni ferroviarie e della metropolitana, università, ospedali o centri commerciali; il car sharing va integrato nel sistema della mobilità cittadina, con una collaborazione più efficace tra aziende pubbliche e operatori privati. Anche le norme possono aiutare: oggi variano da città a città e le trasferte sono più complicate.

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