Ultimo aggiornamento  23 settembre 2019 21:37

L'Oldsmobile di Buddy Holly.

Giuseppe Cesaro ·

“Beh, quello sarà il giorno nel quale mi dirai addio. Sì, quello sarà il giorno nel quale mi farai piangere. Dirai che te ne stai andando, ma sai che è una bugia: perché quello sarà il giorno in cui morirò”. È la strofa iniziale di “That’ll Be The Day” - incisa il 27 maggio 1957: 60 anni fa esatti. Uno dei primi e più grandi successi di Charles Hardin Holley (Lubbock – Texas - 7 settembre 1936; Clear Lake – Iowa - 3 febbraio 1959): “Buddy Holly” per il pianeta musica.

Dal palco alla fine

Tredicesimo nella lista dei 100 più grandi artisti di sempre, secondo “Rolling Stone” e tra i più innovativi e influenti autori/interpreti della prima generazione rock’n’roll. Letteralmente il titolo del brano significa “Quello sarà il giorno”, ma si tratta di un’espressione idiomatica per dire che quella cosa è molto improbabile e quasi sicuramente non accadrà. Il testo, dunque, gioca su questo doppio significato: il giorno nel quale lei dirà addio, lasciando il suo amore tra le lacrime non arriverà mai, perché quello sarebbe il giorno nel quale lui morirebbe.

Un testo che si rivelerà tristemente e ironicamente profetico. Meno di due anni dopo, infatti, Buddy Holly muore. È il 3 febbraio 1959, lui ha 23 anni, e ha appena cominciato a far vibrare corpi, cuori e pensieri dei teenager di mezzo mondo, grazie a un rock fresco, cristallino, elettrizzante. “Il giorno in cui la musica morì”, titoleranno i giornali. Cosa è successo? È da poco passata l’una del mattino: Holly e altre due giovanissime star - Ritchie Valens (quello de “La Bamba”, per intenderci: 17 anni) e J.P. "Big Bopper" Richardson (28) - decollano da Clear Lake su un Beechcraft Bonanza (un piccolo aeroplano noleggiato da Holly) alla volta di Fargo (North Dakota), dove i tre musicisti si devono esibire la sera successiva. Anche il pilota - Roger Peterson - è giovanissimo (21 anni) e, stando alle cronache, non particolarmente esperto. Come se non bastasse, le condizioni atmosferiche sono tutt’altro che favorevoli: neve e scarsa visibilità. Quattro minuti dopo il decollo, il velivolo si schianta su un campo di grano. Nessun superstite.

Un mistero lungo 56 anni

Inesperienza, imprudenza e stanchezza dunque? Forse. Ma potrebbe anche esserci dell’altro. Recentemente (marzo 2015), infatti, pare siano emersi elementi nuovi. Sembra che sul sedile del pilota sia stato trovato un foro di proiettile e che, nel campo nel quale l’aereo si schiantò, sia stata rinvenuta una rivoltella (forse dello stesso Holly) al tamburo della quale mancherebbe un colpo. La notizia ha dell’incredibile, soprattutto per il fatto che sono passati quasi 56 inverni da quella gelida notte di febbraio. Non fosse che i nuovi elementi sono stati acquisiti dalla NTSB (National Transportation Safety Board: agenzia investigativa indipendente del governo degli Stati Uniti) e che, già a suo tempo, la Polizia dell’Iowa pare avesse rilevato segni di colluttazione sulle pareti della cabina del velivolo, verrebbe da pensare all’ennesima leggenda nella leggenda.

A tutto rock 

È verità, invece, e non leggenda la passione di Holly per auto e moto. Una passione condivisa con la stragrande maggioranza dei teenager anni ‘50, dato che, allora molto più di oggi, auto e moto incarnavano il sogno di emancipazione, evasione e libertà dell’intera generazione giovane. Un sogno diventato ancora più forte quando - a pochissimi anni dalla fine la Seconda Guerra Mondiale – l’opinione pubblica americana era stata costretta a fare i conti con un’altra guerra (Corea: 1950-1953) e, soprattutto, con lo spettro del primo conflitto mondiale nucleare. Non stupisce, dunque, che auto/moto e rock rappresentassero il binomio perfetto per scardinare l’inquietante prospettiva di un mondo senza futuro e gridare a tutti la propria vitalità e la propria incontenibile voglia di giovinezza e spensieratezza.

A spasso coi Crickets

La prima auto del diciannovenne Holly è una Oldsmobile bianca e nera del 1955. Stando a quanto sostenuto dal fratello maggiore di Buddy – Larry – il chitarrista/autore/interprete avrebbe avuto anche una Chevrolet ed una Cadillac rossa del 1951. La cosa, però, appare sospetta ai biografi, in quanto non si trattava di auto particolarmente economiche e Buddy era il quarto figlio di una famiglia piuttosto modesta, che era stata spesso costretta a cambiare casa a causa dei continui cambi di lavoro a cui la Grande Depressione aveva costretto il capofamiglia. Quello che, invece, pare certo è che, nel 1958, la band di Holly (“The Crickets”: “i Grilli”) si spostasse da una esibizione all’altra a bordo di una station wagon DeSoto gialla: V8, 5.913cm3, 305hp, velocità dichiarata 185km/h. Grazie ai suoi 5,6 metri di lunghezza, quasi due di larghezza, e a un bagagliaio davvero XXL, la DeSoto era in grado di ospitare comodamente l’intera band. Nel 1958, grazie alle royalty dei suoi primi successi, Buddy acquistò effettivamente una Chevrolet Impala - due porte, due colori, V8, 3859cm3, 145hp, 153km/h – che regalò al padre nella primavera del ’58, come tardivo regalo di Natale.

In sella

In quello stesso anno, al termine di un lungo tour, Buddy e i suoi ‘Grilli’ si fermano a una concessionaria Harley Davidson di Dallas. L’idea è quella di saltare in sella e tornarsene in Texas a bordo di uno dei nobili destrieri della casa fondata agli inizi del Novecento da William S. Harley, Arthur, Walter e William A. Davidson. Il tipo della concessionaria, però, non riconosce i tre musicisti (all’epoca la società non guardava affatto di buon occhio i giovani rocker), li scambia per tre ragazzini perditempo e li allontana. I tre, allora, decidono di fare un secondo tentativo, visitando un negozio poco distante, aperto da tale Ray Miller l’anno prima (1957), e specializzato in moto inglesi: Triumph e Ariel.

È così che Buddy Holly entra in possesso di una Ariel Cyclone 650 cc rossa, con sellino bianco e decorazioni nere sul serbatoio. Una autentica rarità, dal momento che pare ne siano state prodotti meno di 200 esemplari. Joe Mauldin (il bassista) esce in sella a una Triumph TR6 A Trophy, mentre Jerry Allison (il batterista) sceglie una a Triumph 6T Thunderbird 1958. I tre “Grilli” pagano in contanti e se ne tornano alla loro Lubbock in sella alle nuove frizzanti amiche. Pare che i circa 500 chilometri che separano Lubbock da Dallas siano gli unici che le tre moto hanno percorso assieme, prima che il gruppo si sciogliesse a causa della morte di Holly.

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