Ultimo aggiornamento  18 marzo 2019 16:34

Seat, benvenuti al sud.

Alessandro Marchetti Tricamo ·

BARCELLONA - Le potenzialità inespresse di Seat. Una storia conflittuale quella del marchio spagnolo all’interno del gruppo Volkswagen, per anni alla ricerca di identità e sostenibilità economica. Qualcosa però è cambiato e nel 2016 per la prima volta dopo 8 anni, il risultato operativo è arrivato in positivo: 143 milioni di euro, poco a confronto degli altri brand della galassia tedesca (Skoda in particolare) ma è comunque una inversione di tendenza. Tanto più se la crescita sembra destinata a continuare anche nel 2017: nel primo trimestre le vendite hanno registrato un +14,5% e il mese di aprile è stato archiviato con un +16%. A supportare il trend positivo, l’offensiva nel segmento suv - crossover: iniziata lo scorso anno con Ateca, continuerà con la compatta Arona a fine 2017, per poi proseguire nel 2018 con un modello più grande a 7 posti. Modelli di profitto utili a spingere il margine operativo verso il 4,5%.

Conquistare il sud dell’Europa

Più chiaro anche il compito assegnato dai tedeschi a Seat: “In Europa il gruppo Volkswagen è molto forte a nord ed est, ci sono invece potenzialità ancora non completamente espresse nei paesi del sud come Italia, Spagna ma anche Francia. Mercati dove il nostro marchio è ben radicato e può sfruttare un design più latino di quello degli altri brand”, ci spiega Luca de Meo, presidente di Seat. Una chiave per aprire nuove porte dei mercati del sud. E non solo: l’offensiva comprenderà anche “l’espansione verso il nord Africa e in seguito il Sudamerica”, continua de Meo. Una strategia supportata da un miglioramento del processo produttivo che ha le radici nell’Audi Q3: “Aver scelto di realizzare il suv nel nostro impianto di Martorell, ha consentito di aumentare la qualità costruttiva di tutti i nostri modelli che escono dallo stesso stabilimento”. E forse ora conquistare il sud diventa più facile.

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