Ultimo aggiornamento  19 settembre 2019 12:20

Dieselgate, Gm e Bosch sotto tiro.

Flavio Pompetti ·

NEW YORK - Dopo Volkswagen, Daimler e la Fca, la ragnatela del dieselgate finisce per impigliare anche la General Motors. La casa americana è stata citata in giudizio a Detroit insieme alla Bosch, con l’accusa di aver collaborato a falsificare i dati di emissione dei motori di alcuni pickup. I legali che propongono la class action in rappresentanza dei possessori delle vetture incriminate, dicono che l’azienda di componentistica ha lavorato a fianco dei tecnici di Gm per calibrare il software che riduce le emissioni durante i test di omologazione. I valori reali dei materiali inquinanti prodotti dai motori Duramax sarebbero, stando alla denuncia, da due a cinque volte superiori a quelli ammessi dalla legge.

Niente panico

G e Bosch respingono ogni accusa così come continua a fare Fca. Il titolo della prima casa americana, dopo una caduta del 2,7% il giorno dell’annuncio, è riuscito a risalire la china di un intero punto e mezzo, segno che gli investitori non sono disposti a cedere al panico. La stampa nazionale però insinua che sia in corso un’indagine parallela da parte del dipartimento di Giustizia, la cui conclusione potrebbe aggiungere un peso rilevante al contenzioso in atto. Nell’atto di citazione si parla di un parco circolante di 705.000 pickup equipaggiati con i Duramax a gasolio. Lo scandalo in casa Volkswagen che interessava 560.000 vetture, è finito per costare al gruppo tedesco 24,5 miliardi di dollari tra multe, riacquisti e accordi separati.

I modelli più costosi

Solo il 12% dei pickup venduti dalla Gm è equipaggiato con motori diesel, ma per la casa si tratta di una porzione rilevante, perché coincide con i modelli più costosi, venduti ad una media di 60.000 dollari l’uno. Ancora più complessa è la situazione della Bosch, la quale è stata citata in tutte e quattro le indagini che hanno portato alla richiesta di procedimenti penali. Quello aperto contro la Daimler era stato rigettato in un primo momento, ma è stato poi ripresentato con l’aggiunta della Bosch come co-imputato, e ora attende un’assegnazione di sede. La Mercedes ha rigettato l’addebito, ma ha anche evitato di chiedere l’omologazione dei suoi diesel per l’anno corrente.

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