Ultimo aggiornamento  06 luglio 2020 19:49

Aston Martin, aria nuova.

Enrico Artifoni ·

Una rondine non fa primavera. Però è un fatto che Aston Martin ha chiuso il primo trimestre di quest’anno in utile, per la prima volta dal 2007. Tre le ragioni: la riduzione dei costi, frutto di un pesante piano di ristrutturazione; il rifinanziamento del debito a condizioni più favorevoli e, soprattutto, la forte domanda per la nuova DB11, lussuosa e supersportiva granturismo al top di gamma. La sfida del rilancio non è ancora vinta, tuttavia già quest’anno il blasonato costruttore inglese di supercar potrebbe chiudere i conti in nero, 12 mesi prima rispetto alle previsioni iniziali. Poi tutto starà a come reagirà il mercato alle novità di prodotto che dovrebbero portare la marca su inediti, promettenti ma anche rischiosi terreni.

Inversione di tendenza

Nel primo trimestre di quest’anno Aston Martin ha consegnato 1.203 vetture, il 75% in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Ha più che raddoppiato i ricavi, saliti a 188 milioni di sterline, e finalmente ha potuto registrare un guadagno prima delle tasse: 5,9 milioni di sterline (circa 7,5 milioni di euro) contro i 29,7 milioni persi l’anno prima. “Ora siamo in un’area in cui la marca genera domanda in eccesso rispetto alla capacità produttiva”, ha spiegato il cfo Mark Wilson. Per l’intero anno il costruttore inglese prevede quindi un aumento delle vendite del 30% rispetto al minimo di 3.687 unità toccato nel 2016.

Sulla via del rilancio

Sulla rotta tracciata nel 2015 dal ceo Andy Palmer, le prossime tappe del rilancio dell’azienda controllata da due firme del private equity (un consorzio kuwaitiano e l’italiana Investindustrial) e partecipata con il 5% delle azioni da Daimler dovrebbero essere una versione elettrica della Rapide S (la coupé d’ingresso alla gamma) già dall’anno prossimo grazie alla collaborazione con il gigante cinese dell’elettronica di consumo LeEco; l’hypercar AM-RB-001 ispirata alla Formula 1 e sviluppata insieme con Red Bull, ma soprattutto il suv-crossover di extralusso DBX, rivale diretto della Bentley Bentayga, atteso per il 2020. Quest’ultimo dovrebbe essere prodotto artigianalmente nella nuova fabbrica di St Athan, in Galles. I sostanziosi aiuti concessi dal governo locale in cambio della creazione di 750 nuovi posti di lavoro hanno scatenato però una serie di polemiche e ricorsi.

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