Ultimo aggiornamento  22 settembre 2019 20:59

Uber se la cava (quasi).

Redazione ·

Uber dovrà restituire entro la fine del mese di maggio a Waymo - o in alternativa al tribunale di San Francisco - tutti i 14.000 file riguardo la guida autonoma che l'ingegnere Anthony Levandowsky avrebbe copiato, prima di passare dalla società di Alphabet a quella di ride hailing. 

Prove evidenti

Il giudice distrettuale di San Francisco, William Alsup, che ha studiato la causa intentata da Waymo, ha stabilito che, tutti i 14.000 files che erano stati copiati dal pc di Levandowsky, debbano tornare alla società originaria. "Waymo - ha scritto il giudice nella sentenza - ha portato prove evidenti che il suo ingegnere di punta avrebbe sgraffignato ( traduzione letterale dell'inglese 'pilfered' NdR) migliaia di documenti dalla compagnia". Inoltre, dice sempre Alsup, è evidente come Uber abbia assunto Levandowsky pur sapendo che fosse in possesso di questi file la cui proprietà intellettuale è di Waymo. All'ingegnere, poi, è stato intimato di restare alla larga da ogni processo di sviluppo dei lidar, il sistema che permette all'intelligenza artificiale di controllare la zona circostante l'auto. 

Ma il lavoro continua

Nella sentenza, comunque, il giudice afferma che nella tecnologia di guida autonoma di Uber si troverebbero solo "tracce" degli sviluppi sottratti a Waymo e non i 121 segreti di cui la società di Alphabet chiedeva l'immediata restituzione. Ma, cosa ancora più importante per Uber, nel testo del tribunale non si parla di bloccare il progetto sulla guida driverless che la società di Travis Kalanick sta portando avanti. Chelsea Koehler, portavoce di Uber, ha dichiarato in proposito, "Siamo soddisfatti, anche dopo la sentenza, di poter continuare a utilizzare le nostre tecnologie per sviluppare l'auto autonoma, inclusa anche quella dei lidar". Dal canto suo Waymo ha commentato: "La competizione deve essere affrontata cercando i progressi in laboratorio e in strada e non attraverso azioni illegali". 

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