Ultimo aggiornamento  24 settembre 2020 14:00

Seat, i saloni auto secondo de Meo.

Monica Secondino ·

Il destino dei saloni auto è controverso e i pareri decisamente discordanti. Le stesse Case automobilistiche li approcciano in modi spesso diametralmente opposti: per alcune sono e rimangono un’importante vetrina alla quale non si può rinunciare, per altre il budget destinato ai saloni può essere tranquillamente dedicato ad altri eventi più utili in termini commerciali e di ritorni.

Verso la digitalizzazione

Luca de Meo, Ceo di Seat, a margine della sua conferenza stampa all’Automobile Barcelona, affronta l’argomento partendo dall’esempio del Ces: un evento tecnologico che si sta trasformando sempre più in un evento auto. All’opposto i saloni tradizionali si stanno trasformando in eventi legati alla tecnologia. Così come i cellulari sono stati la più grande piattaforma degli ultimi anni su cui sviluppare servizi, le case e le auto saranno le prossime grandi piattaforme. Nel settore automobilistico la connettività gioca un ruolo fondamentale ed ecco quindi che, per de Meo, è importante essere presenti all’Automobile Barcelona, in particolare quest’anno che vede la prima edizione del Connected hub, una sezione interamente dedicata alla connettività e alla digitalizzazione della mobilità. Barcellona è la città in cui si svolgono il Mobile World Congress e lo Smart City Expo: due eventi per professionisti in cui ormai si parla anche di auto e di mobilità innovativa. L’Automobile Barcelona invece è dedicato ad auto e tecnologia e accoglie circa 700.000 visitatori che non sono professionisti del settore: un bacino di utenza molto ampio al quale poter illustrare le innovazioni e gli sviluppi futuri di un settore così importante come la mobilità.

3 perché di Barcellona

Questa la ragione principale della partecipazione di Seat al Salone catalano. Ma non è questo l’unico motivo. In generale per Seat la connettività è un fattore cruciale su cui puntare per tre fattori principali. Prima di tutto  è il brand europeo più giovane. L’età media dei suoi clienti è di dieci anni più giovane rispetto ai competitor. Questo significa che, ascoltando i suoi clienti, la casa di Martorell, potrebbe essere in anticipo di dieci anni rispetto agli altri. Un altro aspetto imprescindibile è legato alla città. Barcellona è una delle più avanzate aree metropolitane, sia in termini di sensibilità alla connettività che di servizi già offerti. La mobilità elettrica non è solo una teoria ma è già pratica consolidata. La collaborazione con le autorità e le istituzioni cittadine è avanzata, proficua e costruttiva: unità d’intenti in un’unica direzione. L’ultimo aspetto è relativo al lato economico. Normalmente riuscire a seguire i megatrend di mercato richiede grandi investimenti economici, ma non è questo il caso della connettività. Per rendere connessa un’auto basta un dongle, un display, un software e poco altro, niente che richieda grandi investimenti, specialmente quando ci si trova in un gruppo come Volkswagen, che può mettere a disposizione tutto quello di cui si ha bisogno.

Geometria variabile

Insomma, de Meo è consapevole del fatto che è cambiato completamente l’ecosistema in cui ogni azienda è destinata ad agire. Ogni compagnia può essere competitor, cliente o partner di un’altra, a seconda del progetto o del contesto in cui si trova ad operare: un mondo a geometria variabile, in cui bisogna essere pronti e veloci ad adeguarsi. In una realtà del genere, si deve partecipare alla Premier League dei Saloni, per usare un paragone calcistico quando ci si riferisce a Francoforte, Parigi e Ginevra, come anche agli altri, più piccoli ma ugualmente importanti in quanto occasioni di confronto con clienti e startup.

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