Ultimo aggiornamento  18 novembre 2018 11:04

Sfida a colpi di pedali.

Marina Fanara ·

Comuni d'Italia in gioco per vedere chi tra loro è più attrezzato in materia di ciclabilità e, in generale, di mobilità sostenibile. La proposta è della Fiab, Federazione italiana amici della bicicletta, che ha lanciato la prima edizione di "ComuniCiclabili". "Si tratta di un riconoscimento stabilito secondo una serie di requisiti ben precisi", ci spiega Alessandro Tursi, consigliere Fiab e responsabile del progetto, "per dare visibilità ai Comuni più virtuosi e per incentivare le amministrazioni locali a fare di più in materia di politiche bike-friendly e sicurezza della circolazione, sia a scopi turistici che per muoversi in città".

Comuni a 5 bike-smile

I Comuni verranno giudicati in base a una serie di indicatori che fanno riferimento a quattro macro aree: cicloturismo, mobilità urbana, governance e comunicazione. Ognuno di questi settori, a sua volta, racchiude una serie di sottosezioni in base alle quali viene assegnato un punteggio che va da 1 a 5 e che è rappresentato da un bici-smile sotto forma di icona. "Alla fine", aggiunge il responsabile dell'iniziativa, "chi avrà raggiunto il massimo punteggio riceverà una bandiera che potrà esibire per attrarre visitatori e dimostrare le azioni intraprese alla cittadinanza". Il meccanismo è simile alle bandierine date da Legambiente alle località che hanno il mare più pulito. "Lo scopo", precisa Tursi, "è di più ampio respiro: si distingue l'amministrazione più impegnata non per aver costruito una singola ciclabile o una ristretta Ztl, ma per aver intrapreso una pianificazione complessiva di infrastrutture, politiche e servizi per la mobilità".

Amici della bici: ecco come

In materia di cicloturismo, per esempio, tra i criteri di valutazione rientrano numero, tipologia e servizi delle ciclovie (urbane, extraurbane, per uso quotidiano, sport e turismo) e la presenza di strutture ricettive ad hoc (come gli "albergabici"), mentre in tema di mobilità urbana viene valutata la varietà di ciclabili presenti sul territorio (percorsi protetti, corsie in sede promiscua, ciclopedonali), la loro messa in rete e la presenza di aree di limitazione del traffico (come le Ztl) e moderazione della velocità (zone 30). Nell'area che riguarda la comunicazione, invece, il giudizio si basa sulle iniziative intraprese per sensibilizzare la cittadinanza a muoversi in modo più salutare per la collettività e per l'ambiente.

Meno auto, più punti

La parte del leone, però, la fa il giudizio ottenuto in fatto di governance che riguarda una serie di parametri, tra cui presenza di una programmazione della mobilità (come il piano per la mobilità sostenibile), mobility manager, pedibus e bicibus e tasso di motorizzazione. "Quest'ultimo fattore, in particolare“, specifica Tursi, "è di fondamentale importanza. Le nostre città sono alle prese con un problema che impedisce loro di tenere il passo con le più moderne realtà urbane europee: l'enorme sbilanciamento della mobilità a favore dell'auto privata. Contenerne l'abuso dipende dalle politiche complessive intraprese dai singoli governi e alle quali noi daremo un voto". 

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