Ultimo aggiornamento  20 aprile 2019 13:09

Italiani prigionieri del traffico.

Redazione ·

Ogni settimana gli italiani che dal lunedì al venerdì si spostano per lavoro, spendono nel traffico 10 ore e 40 minuti: 1 ora e 5 minuti più degli altri europei. Si tratta, in pratica, di 23 giorni in un anno. Sprecati negli ingorghi.

E' questo il dato più inquietante tra quelli contenuti nello studio sulla mobilità del vecchio continente che Ipsos e Boston Consulting Group hanno stilato, in occasione della prima edizione dell'Osservatorio Europeo della Mobilità. La ricerca ha preso in esame dieci Paesi del vecchio continente, analizzando in particolare le abitudini dei cittadini e la loro percezione della mobilità. Ne risulta un quadro nel quale gli italiani sono i più insoddisfatti riguardo la situazione attuale - ad esempio il 62% critica la scorrevolezza del traffico nelle ore di punta, contro il 58% della media continentale - ma sono anche tra i più disposti a cambiare abitudini, se supportati da politiche incentivanti e che agiscano in maniera efficace.

Favorevoli all'intermodalità 

Sfogliando il dossier si scopre come i cittadini del Belpaese sarebbero, nel 73% dei casi, favorevoli a ridurre l'uso dell'auto, in particolare  a fronte di investimenti  sull'intermodalità (lo chiedono il 72% degli intervistati).  Sulla stessa falsariga l'insoddisfazione per la fruizione dei punti di coincidenza tra i  diversi mezzi di trasporto (solo il 38% degli italiani  ne ha un'opinione positiva, contro il 44% degli altri europei). 

Mezzi pubblici, lenti e rari

Come sa chiunque si sposti per lavoro utilizzando i mezzi pubblici, in Italia questo è uno dei tasti dolenti della mobilità. Per il 43% dei connazionali intervistati servirsi di mezzi pubblici è difficile (35% la media continentale), mentre tra le note più negative ci sono la frequenza troppo bassa (46%), le destinazioni non adeguatamente servite (39%), e l'esagerata durata del tragitto (31%). Tutte queste risposte sono in linea con gli altri Paesi europei. Tuttavia in Italia l'uso dell'auto privata è più accentuato che altrove, sia per motivi di studio-lavoro (69% contro il 61%), che per fare la spesa (86% contro 73%) o per accompagnare i figli ( 64% da noi contro il 56% di media). In compenso gli italiani sono, dopo i greci e i portoghesi, quelli più disposti a cambiare abitudini e lasciare l'auto a casa (lo farebbe il 75% degli intervistati in Italia). 

Fiducia nel futuro

Una nota positiva viene dalla speranza che lo sviluppo tecnologico ci dia una mano a vivere più semplicemente. Gli italiani chiedono più informazione a portata di mano sui mezzi pubblici (71%) e il 60% vorrebbe saperne di più sulle offerte di car pooling e car sharing nella propria zona, anche se solo il 44% degli intervistati utilizzerebbe questi sistemi alternativi di mobilità. Anche il pagamento tramite smartphone attira molti italiani (60%). Quando si parla di elettrificazione, poi, i connazionali mostrano di crederci: il 76% è convinto che entro 15 anni viaggerà su veicoli a batteria anche su lunghi percorsi (lo fa il 73% degli europei), grazie a mezzi che sapranno ricaricarsi in moto (lo dice il 67% degli italiani contro il 55% degli altri). 

Gli italiani sono anche quelli che ripongono più fiducia nell'automazione: il 62% ( contro il 57%) crede che in futuro si viaggerà più sicuri grazie all'intelligenza artificiale e il 58% pensa che le vetture robot avranno corsie riservate (contro il 52%) e il 51%, invece del 46%, pensa che i mezzi driverless circoleranno su qualsiasi strada.

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