Ultimo aggiornamento  13 novembre 2018 22:00

Ride hailing, assalto a Uber.

Gloria Smith ·

Mentre Uber si barcamena fra tribunali e progetti di taxi volanti, i suoi concorrenti non restano a guardare e cercano di trarre vantaggio da eventuali passi falsi del colosso del ride hailing. L'industria dei passaggi a pagamento offerti da privati che si mettono a disposizione di società gestite tramite una app mobile non ha ancora trovato una collocazione normativa - come provano gli scontri con la categoria dei tassisti e con gli stessi conducenti, che chiedono un trattamento più equo per il loro lavoro - ma intanto le start up del ride hailing rivali di Uber continuano a ingrandirsi per scalfire il predominio dell'azienda californiana.

Gett vuole l'America

Parte da New York la conquista dell'America di Gett, servizio di ride hailing presente negli Usa solo nella Grande Mela ma diffusosi in Europa (soprattutto nel Regno Unito), Russia e Israele grazie anche alla partnership con Volkswagen. Gett ha appena annunciato l'acquisizione di Juno, altra società newyorkese del ride hailing per la quale ha sborsato 250 milioni di dollari. L'intenzione è di coprire decine di città statunitensi, facendo concorrenza a chi domina ora il mercato a stelle e strisce: Uber e Lyft.

La cinese Didi va in Brasile

In Cina la situazione è diversa: c'è un operatore così forte da essere riuscito a escludere dal mercato Uber. L'anno scorso la start up americana ha venduto le sue attività cinesi a Didi Chuxing, dopo aver perso - secondo i media Usa - 1 miliardo di dollari di investimenti nel paese asiatico cercando di erodere lo share del colosso nazionale. Ora Didi (che in Cina conta 300 milioni di utenti) progetta l'espansione internazionale: ha appena ricevuto nuovi finanziamenti per 5 miliardi di dollari, che, tra l'altro, ne fanno schizzare la valutazione a 50 miliardi. Non una cattiva notizia per Uber che, al momento della cessione delle sue attività cinesi alla rivale, non ha trascurato di comprarsi un quinto di Didi. Ora però la cinese punta all'America Latina e in particolare al Brasile, dove ha già una partnership con l'operatore locale 99: come se la caverà Uber quando Didi andrà a contrastarla sui suoi mercati di riferimento?

Contraddizioni di un'industria nascente

Di solito Uber risponde a questa aggressiva concorrenza abbattendo il costo delle corse. Questo ovviamente riduce non solo i suoi guadagni (Uber è una società ancora in perdita) ma anche quelli dei conducenti. Non a caso Juno a New York ha fatto del trattamento "driver-friendly" la sua bandiera e ha garantito ai guidatori delle stock option, creando quasi una società con una partecipazione "dal basso". Solo che ora, con l'acquisizione di Gett, queste stock option interne non valgono più niente. "I conducenti hanno aiutato a costruire il successo di Juno e l'azienda li lascia con carta straccia", hanno commentato i sindacati. Un altro segnale che l'industria del ride hailing, sicuramente innovativa, ha ancora strada da fare per trovare un equilbrio tra grandi promesse: Uber è la start up con la più alta valutazione al mondo, quasi 70 miliardi di dollari, ma perde ancora soldi e lascia i dipendenti...a piedi.

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