Ultimo aggiornamento  18 settembre 2019 11:16

Ciclisti, strage senza fine.

Marina Fanara ·

La morte di Michele Scarponi è solo l'ennesima di una lunga fila di tragedie sulle nostre strade che colpiscono innanzitutto ciclisti e pedoni. Solo parlando di due ruote, dopo l'incidente del campione di Filottrano (Ancona), nello stesso week end del 22 e 23 aprile scorso, ci sono stati altri casi, come le due persone in bicicletta coinvolte in distinti sinistri avvenuti, a poca distanza uno dall'altro, sulla stessa strada, la statale 16, in prossimità di Campobasso e un altro uomo, sempre in sella, che ha perso la vita nel cuneese.

Le cifre di un dramma

Le statistiche documentano questa lunga scia di sangue: secondo i dati ACI-Istat, ogni anno, lungo la penisola, muoiono in media 250 ciclisti e altri 16 mila rimangono feriti: "Un dramma per tantissime persone e per le loro famiglie", ci dice laconico Michelino Davico, senatore (gruppo Gal) che ha presentato il disegno di legge cosiddetto "salvaciclisti" per introdurre la distanza obbligatoria, di almeno un metro e mezzo, che un automobilista deve tenere per sorpassare una bicicletta. Il provvedimento è già da qualche mese in commissione Lavori pubblici, ma la sua discussione non è neppure iniziata.

Davico: prendiamo le misure

Nel frattempo, il governo sta valutando lo strumento legislativo più adeguato per adottare soluzioni contro l'emergenza ciclisti e cellulare: decreto legge, disegno di legge di riforma del Codice della strada, decreto ministeriale. "Qualsiasi strumento può andar bene", aggiunge Davico, "l'importante è fare in fretta. Noi, a questo punto, proponiamo un provvedimento unico che comprenda non più solo la distanza minima per il sorpasso, ma anche la dotazione obbligatoria sulle bici di luci a led per essere visibili giorno e notte, il casco obbligatorio per chiunque usi le due ruote, il divieto assoluto di usare cuffiette e cellulari in bici e al volante di un'auto. Si parla tanto di vittime strada, ma la strada da sola non uccide nessuno: i veri killer sono disattenzione, imprudenza e mancanza di buon senso". 

Fiab: chi sbaglia, paga

Anche il popolo dei ciclisti chiede soluzioni urgenti. E invoca il pugno duro: "Servono più controlli e tolleranza zero nei confronti di chi non rispetta le regole, chiunque esso sia", è il commento di Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta. "Non si può più ignorare il fatto che abbiamo un enorme problema di sicurezza stradale che chiama in causa la responsabilità di tutti. E, allora, è inutile varare singoli interventi: innanzitutto facciamo in modo che vengano realmente applicate le norme che già ci sono, a cominciare dallo smartphone. Come fare, devono deciderlo i legislatori. Gli strumenti ci sono".

"Dopodiché", continua la presidente, "chiediamo di procedere speditamente alla riforma del Codice della strada, che è concepito esclusivamente intorno all'automobilista, mentre ora sulla strada vanno considerate le persone, in auto, in bici, a piedi. Poi, occorrerà ridisegnare le strade e per questo un grosso contributo arriverebbe dall'adozione della legge quadro sulla ciclabilità. Infine, mi preme lanciare un monito a certe campagne pubblicitarie di auto con le quali sembra quasi di poter essere al riparo da ogni rischio: dentro l'abitacolo sei al sicuro, quello che accade fuori non importa. E' un messaggio sbagliato".

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