Ultimo aggiornamento  18 agosto 2019 02:53

Iggy Pop: ribelle o assicuratore?

Giuseppe Cesaro ·

Settant’anni come la Ferrari. E, come la Ferrari, l’Iguana non molla. Anzi. Di chi parliamo? Di James Newell Osterberg Jr. – noto al secolo rock come Iggy Pop (iggy come diminutivo di iguana, dal nome della prima band) - nato a Muskegon (Michigan), il 21 aprile 1947. Un compleanno festeggiato, nel più impuro stile di un antesignano del punk, pubblicando “Asshole Blues” (letteralmente il “Blues dello stronzo”), un brano ruvido e spoglio - chitarra acustica e voce - che riecheggia le atmosfere del blues delle origini. "È la storia di uno stronzo che mi vuole rubare la scena", ha spiegato Pop, con il consueto aplomb. "Un pezzo carico di energia negativa, ascoltatelo a vostro rischio e pericolo".

Folgorato da Morrison

E in effetti rischio e pericolo sono state due tra le spezie più utilizzate da un cantante-performer (75simo nella lista dei 100 migliori cantanti secondo “Rolling Stone”) che ha cominciato la sua carriera folgorato dall’esibizione e dai comportamenti estremi sul palco di Jim Morrison, durante un concerto dei Doors, alla University of Michigan in quel 1967 d'oro, nel quale il rock esplode in tutta la sua fantasmagorica carica espressiva. Superare i limiti è l’imperativo morale che ha guidato l’azione dell’Iguana, soprattutto nelle performance live, dove è sempre apparso a torso nudo. Una scelta ispirata dalle immagini dei Faraoni dell’antico Egitto. “Erano ritratti sempre senza camicia: mi sembrava forte – ha dichiarato. Non so perché ma, se indosso una camicia, mi sento perso…”. È Pop l’inventore del cosiddetto “stage diving” (tuffarsi dal palco a volo d’angelo sul pubblico, pratica che non ha mai smesso di esercitare nonostante diversi incidenti, con relative fratture) e le sue performance sono sempre state caratterizzate da automutilazioni, sanguinamenti, rotolamenti su vetri rotti, provocazioni verso il pubblico e vomito sul palco e dal palco.

Vivo grazie a Bowie

Eccessi in scena e fuori scena che lo hanno più volte condotto sul punto di mettere fine non soltanto alla carriera, ma addirittura alla sua vita. Vita reale e professionale che l’Iguana deve, letteralmente, all’amico David Bowie, il quale lo ha aiutato – artisticamente ed economicamente - a superare le crisi più gravi: abuso di stupefacenti, guai con il fisco, ostacoli per la realizzazione di album in momenti cruciali della carriera.

La storia del testimonial

È evidente che una vicenda così sopra le righe, difficilmente si concilia con il concetto stesso di “assicurazione”. Ed è anche per questo che quando l’Iguana ha accettato di girare uno spot per un marchio di assicurazioni online per auto (il cui nome si potrebbe tradurre in “Copertura Rapida”), sono stati in molti a gridare allo scandalo. “Perché - ha protestato la vox populi - una delle icone più estreme del rock ribelle si è messa a vendere assicurazioni per auto in tv?”. E mentre alcuni si chiedevano che senso avesse, a quel punto, ascoltare la musica di Pop, altri si interrogavano su cosa resta della cultura rock nel momento nel quale gli eroi anti-sistema si trasformano in imbonitori da fiera, e una musica che nasce come "non-commerciale" finisce col mettersi proprio al servizio del commercio.

Pollice verso

L’Iguana si è difeso sostenendo che ciò che in realtà vendeva non era un prodotto assicurativo, ma il tempo che si risparmia assicurandosi online. Ai fan - e non solo ai duri e puri, però, è parsa una difesa di retroguardia e il pollice verso è calato sul rocker, reo di aver svenduto per soldi i “valori” a lungo predicati e la sua stessa integrità di artista. Se fai pubblicità – questo il verdetto dei più – ti poni automaticamente al di fuori dalla categoria “artisti”.

La mia musica colpisce

“Ho sempre odiato – ha replicato la rockstar in una video-intervista - le performance che non sono vere performance, ma nient’altro che fottuti spot, e ho sempre odiato anche l’opposto, cioè gli spot che fingono di essere qualcosa che non sono… io credo che sia giusto vendere il proprio tempo e la propria presenza… non ho mai avuto alcun problema con il fatto che la mia musica venisse utilizzata nella pubblicità e infatti lo è moltissimo… perché credo che in pubblicità la mia musica funzioni molto meglio di qualsiasi altra cosa, perché sconvolge e disturba molto più…”.

“Fin dalla metà degli anni '60, il gioco, per noi music entertainer – ha spiegato Pop - era quello di riuscire a piazzare la nostra musica nelle radio e per farlo bisognava trasformare le canzoni in spot, perché le radio non sono al servizio del pubblico ma degli inserzionisti, un discorso che valeva anche per riuscire ad andare in televisione…”. “Alcuni artisti – ha concluso - sono così spenti e senza grinta che, per preservare la loro immagine non hanno il coraggio di mettere la loro musica in uno spot, altri sono spenti a metà, lo fanno ed è anche musica carina, magari funziona per un mesetto ma poi finisce lì, come uno sbadiglio, mentre ci vuole un bel po’ prima che la mia musica smetta di colpire!”.

Bocciato dal Garante

Al giudizio negativo dei fan, però, si è aggiunto anche quello della Advertising Standards Authority (l’autorità indipendente di controllo della pubblicità del Regno Unito, ndr.) che ha rilevato che l’artista non aveva un account con l’assicuratore pubblicizzato, e ha bandito lo spot come “ingannevole”: il marchio “utilizza un musicista ed entertainer per promuovere il servizio online, mentre sul sito specifica che l’assicurazione non copre gli automobilisti che lavorano, sia part-time che a tempo pieno, nell’entertainment”. “Il fatto – ha precisato l’Asa - che un artista come Iggy Pop dichiari di aver sottoscritto un’assicurazione con questo marchio potrebbe indurre altre persone che lavorano nell’industria dell’intrattenimento a pensare che, effettivamente, l’assicurazione copra anche loro”.

Il gruppo assicurativo inglese che detiene il marchio pubblicizzato da Pop si è difeso sostenendo che lo spot (per la verità auto-ironico e piuttosto divertente) non fa alcun riferimento alla professione di Iggy Pop e che il testimonial è stato scelto non per il lavoro che fa, ma per la sua reputazione di persona che ha sempre vissuto la sua vita al massimo. In questo caso, dunque, Pop non era altro che un attore che promuoveva i benefici di un'assicurazione auto, interpretando la parte di un semplice cliente.

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