Ultimo aggiornamento  25 maggio 2019 15:39

SS 640, la strada degli scrittori.

Paolo Borgognone ·

Quanta storia entra in neanche 75 chilometri. Quante storie sono nate, si sono svolte, hanno trovato la loro conclusione lungo questa lingua d'asfalto che attraversa la Sicilia, la statale 640. Una strada che oggi diventa un percorso turistico attrezzato per ricordare i grandi scrittori che hanno raccontato questo lembo meridionale d'Italia. A suo modo, una italianissima Route 66

Attraverso la Sicilia

Il nome, di per sé, dice poco. Strada statale 640. Originariamente detta “di Porto Empedocle”. 75 chilometri che collegano l’interno dell'isola, Caltanissetta - il settimo capoluogo di provincia più alto d’Italia, incastonato tra i Colli Sant’Anna, San Giuliano e Sant’Elia, a dominare la valle del Salso, il più lungo fiume siciliano – con Porto Empedocle, “A Marina” come la gente di qui chiama questo comune, a un tiro di schioppo da Agrigento, distesa di fronte al caldo mar Mediterraneo. Passando per luoghi della leggenda come la Valle dei Templi.

La cultura dell'isola

Ma se SS 640 non evoca particolari emozioni, il nome che è stato attribuito a questa via di comunicazione, Strada degli Scrittori, invece inizia ad assumere significati diversi. Importanti. Soprattutto da quando l’impegno di un giornalista del Corriere della Sera, Felice Cavallaro, è stato ripreso e fatto proprio prima dalla Regione Sicilia e poi dall’Anas: creare lungo i poco più di 70 chilometri della SS 640 un itinerario turistico che faccia rivivere la storia e le tante storie che le straordinarie penne nate nella terra “dove fioriscono i cedri”, come la chiamava Goethe, hanno reso immortali. Come hanno fatto, ognuno a suo modo, altri grandi di Sicilia, da Giovanni Verga a Vitaliano Brancati, da Salvatore Quasimodo, a Simonetta Agnello Hornby.

Grandi nomi

E allora ecco che la strada diventa racconto, ricordo, speranza. I nomi che riecheggiano nelle valli del centro della Sicilia e da lì ci riportano fino allo scintillio del mare, sono quelli di chi ha scritto la storia di questa terra. Luigi Pirandello – nato a Girgenti, cioè ad Agrigento – premio Nobel per la letteratura del 1934; Leonardo Sciascia, da Racalmuto, come Felice Cavallaro; Rosso di San Secondo, di Caltanissetta; il palermitano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, sopravvissuto alla disfatta di Caporetto, autore col suo “Gattopardo” del primo best seller italiano, oltre 100.000 copie vendute nel nostro Paese; Antonio Russello, di Favara, scoperto e incitato a scrivere da Elio Vittorini. E ancora Andrea Calogero Camilleri, di Porto Empedocle che ha sovrapposto alla sua città natale - la Vigata dove vive e opera il suo personaggio più noto al grande pubblico - il commissario Salvo Montalbano. Che è però solo l’ultimo arrivato in una galleria di ritratti che hanno fatto dell’autore siciliano uno dei nomi più alti della cultura italiana del ‘900.

Strada sicura

Tutti queste figure - che sembrano confermare la frase di Daniel Pennac “la Sicilia è indubbiamente una delle due grandi isole letterarie del continente; l’altra è l’Irlanda” - si muovono ai margini della SS 640, di cui Anas ha recentemente inaugurato un nuovo tratto, facendone per una lunga parte del percorso una strada moderna, comoda e sicura, oltre che ricca di storia e di storie.

Luoghi della legalità

Ma la SS640 non ci fa solo sognare con i suoi richiami alla letteratura più alta del nostro Paese. E’ anche via della legalità. Lungo il suo percorso si ricordano le vittime della mafia - il “bubbone che si è creato su un corpo sano”, come la definì con parole potenti l’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini nel suo discorso di fine anno del 1983, a pochi mesi dalla strage che era costata la vita al giudice Rocco Chinnici, l’inventore del pool antimafia, alla sua scorta e al povero portiere del palazzo di via Pipitone Federico a Palermo. Il giudice Antonino Saetta, ucciso alle porte di Caltanissetta insieme al figlio nel 1988 e il suo collega Rosario Livatino – il “giudice ragazzino”, colpito a morte nel 1990 mentre si trovava in località Gasena, alle porte di Agrigento e a cui è stato dedicato un viadotto. Stesso tributo che verrà presto dato anche al maresciallo maggiore dei Carabinieri Giuliano Guazzelli, detto “il mastino”, ucciso nel 1992 a pochi metri dalla SS 640 tra Agrigento e Porto Empedocle.

Per non dimenticare - tra cultura e storia - chi ha difeso con la vita la bellezza e la tradizione di questa terra. Che Leonardo Sciascia raccoglieva tutta in questa frase: "Sai cos'è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno, fatto in Sicilia. Forse siamo ancora lì e stiamo sognando". 

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