Ultimo aggiornamento  22 luglio 2019 01:15

Enea: l'aria che tira.

Francesca Nadin ·

Nell'ultimo ventennio la qualità dell'aria che respiriamo in Italia è migliorata, ma lo smog fa ancora paura. Stando ai numeri dell'ultimo rapporto Enea sugli effetti dell'inquinamento dell'aria, se dal 1990 a oggi, nel nostro paese, i cinque inquinanti che l'Unione europea considera più pericolosi sono diminuiti, resta alto l'allarme degli agenti nocivi per la salute delle persone e dell'ambiente, soprattutto per quanto riguarda polveri sottili e ossidi di azoto.

I cinque killer della salute

In dettaglio, le sostanze tossiche messe al bando da Bruxelles ed esaminate nell'indagine Enea, sono biossido di zolfo (diminuito dal 1990 di ben il 93%), monossido di carbonio (-69%), ossidi di azoto (-61%), composti organici volatili non metanici (-57%) e polveri sottili (PM 2,5, -31%). "I miglioramenti ottenuti nel corso degli ultimi due decenni", spiega Gabriele Zanini, a capo della divisione Enea Modelli e tecnologie per la riduzione degli impatti antropici e dei rischi naturali, "è frutto di un mix di fattori, tra cui, oltre all'efficienza energetica e diffusione delle rinnovabili, l'utilizzo di nuove tecnologie e limiti di emissioni più stringenti nel settore energia e industria, carburanti e autovetture più pulite".

L'allarme aria resta alto

Lo stesso Zanini, però, avverte che, nonostante un quadro generale decisamente migliorato, la situazione in Italia è ancora allarmante. "Nel nostro paese", sottolinea il ricercatore, "resta alto l'impatto negativo dell'inquinamento atmosferico sulla salute e gli ecosistemi. Oltre a essere a rischio biodiversità e produzione agricola, si registra un aumento delle malattie respiratorie e cardiovascolari". Alcuni studi elaborati sempre dall'Ente nazionale energia e ambiente dimostrano che solo il particolato fine è responsabile di circa 30mila morti l'anno in tutta la penisola e che, per colpa dell'inquinamento, ogni italiano vive, in media, 10 mesi in meno di quanto potrebbe abitando in un ambiente più pulito, con punte di 14 mesi al nord, 6,6 al centro e 5,7 nel meridione. 

Serve un cambio di mobilità

C'è ancora molto da fare, fanno intendere gli esperti dell'Enea, soprattutto nel settore del trasporto stradale, una delle principali fonti d'inquinamento. "La quantità di ossido di azoto derivante dalla circolazione dei veicoli", specifica  Alessandra De Marco, del Laboratorio Inquinamento atmosferico, "è diminuita meno rispetto a quanto era stato fissato con l'introduzione degli standard Euro per le auto diesel: i test su strada hanno dimostrato che, nei cicli reali, le emissioni sono maggiori di quelle registrate durante le prove di omologazione".

Ecco perché, insistono gli esperti Enea, non basta la tecnologia, ma serve anche un radicale "cambio delle abitudini e degli stili di vita dei cittadini, come seguire una dieta meno proteica e usare di più mezzi pubblici e modalità di trasporto a impatto ridotto".

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