Ultimo aggiornamento  14 ottobre 2019 20:43

Uber, il presidente si dimette.

Redazione ·

Jeff Jones, presidente di Uber da soltanto sei mesi, si è dimesso. Il manager, arrivato dalla Target, società dei vendita al dettaglio, ha deciso di lasciare il suo posto soprattutto per i continui scandali che hanno visto Uber protagonista in negativo nel corso degli ultimi tempi. 

Addio via stampa

Il presidente ha comunicato il suo addio a mezzo stampa, con una dichiarazione al sito di news dal mondo della tecnologia Recode: "Appare chiaro, ormai - ha dichiarato Jones - che le mie convinzioni e l'approccio alla leadership che hanno sempre guidato la mia carriera sono incompatibili con quanto ho visto e sperimentato in Uber". Non si esclude, comunque, che anche la ricerca di un numero 2, annunciata dal Ceo Travis Kalanick solo qualche giorno fa, abbia avuto un peso nella scelta di Jones, che avrebbe parlato di "uno scenario diverso rispetto a quello nel quale avevo firmato". 

La risposta del Ceo

Uber ha confermato in una breve nota la scelta di Jones di fare un passo indietro, ringraziando il manager per il lavoro svolto nel corso della sua presidenza e augurandogli il meglio per il futuro. In una nota interna spedita al suo staff, invece, Kalanick si è detto sorpreso del fatto che l'annuncio sia arrivato a mezzo stampa e ha preferito chiarire la situazione con una mail, prima che ci fossero delle dichiarazioni pubbliche. 

Nel mirino

Uber è stata spesso al centro di situazioni poco chiare e sicuramente spiacevoli. Dalle accuse di comportamenti sessisti, sia in strada che negli uffici, che sono costati il posto anche a uno degli ingegneri capo  che avrebbe avuto un atteggiamento definito "grave" ad un evento aziendale, alla disputa, ripresa da una telecamera, tra lo stesso Kalanick e un autista. Per non parlare di quanto - nel 2014 - David Michael, responsabile delle attività di business di Uber - minacciò di assumere del investigatori privati per spiare i giornalisti, dopo che una reporter aveva accusato la società californiana di lavorare addirittura per un servizio di escort francese. 

Problemi con Trump

Molto più recentemente lo stesso Kalanick è stato costretto a lasciare il posto di consigliere per gli affari economici della nuova amministrazione americana, dopo una feroce campagna lanciata con l'hashtag #deleteuber. Accusati di aver approfittato del blocco dei taxi all'aeroporto di New York durante la protesta contro il bando dell'immigrazione voluto da Trump, quelli di Uber sono stati costretti ad un brusco voltafaccia e si sono schierati nettamente contro il provvedimento della Casa Bianca. Ed è di poche settimane fa lo scoppio della querelle giudiziaria - ancora tutta da chiarire - con Waymo: la società di Google, che si occupa di guida autonoma, ha accusato Uber di aver trafugato dei segreti industriali. 

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