Ultimo aggiornamento  19 luglio 2019 19:16

Industria e governi, è battaglia sulle emissioni.

Paolo Borgognone ·

Il gioco delle parti. I governi provano ad imporre limiti sulle emissioni più restrittivi per salvaguardare la salute dei cittadini, dall'altra la lobby dell'industria automobilistica cerca di allungare tempi di applicazione, puntando a valori meno penalizzanti (per loro). Ecco quello che succede in tutto il mondo.

Trump a Detroit

Negli Usa, Donald Trump non ha fatto in tempo ad assaporare l'elezione a 45esimo presidente che le grandi case di Detroit hanno bussato alla sua porta. Obiettivo, ridiscutere con la Casa Bianca i limiti fissati dall'amministrazione Obama, che voleva imporre a tutti consumi di 54,5 miglia per gallone per le auto prodotte tra il 2022 e il 2025. Un limite considerato dalle Case e dallo stesso Edward Scott Pruitt, indicato da Trump come capo dell'Epa, l'ente che si occupa di ambiente negli Usa, troppo alto, difficile da raggiungere e costoso per i costruttori. La scorsa settimana il presidente è stato a Detroit. E ha accontentato l'industria su tutta la linea. Revisione dei limiti imposti da Obama "per non mettere a rischio un milione di posti di lavoro", sono state le parole dell'inquilino della Casa Bianca. Che ha parlato di "rendere felice" la gente di Detroit. "Noi aiuteremo le Case - sono state le parole di Trump - e le Case aiuteranno voi". 

Questione di tempi 

L'Europa, intanto, è alle prese con i suoi problemi, nati in particolare dopo lo scoppio dello scandalo che ha coinvolto Volkswagen, ma non solo, sulle emissioni "truccate". La legislazione approvata da Bruxelles in proposito è fin troppo difficile da applicare e l'Acea, l'associazione dei produttori auto del vecchio continente, ha preso carta e penna e scritto al vice presidente della Commissione Ue, Franciscus Timmermans. Pur essendo d'accordo sull'introduzione di nuovi e più rigorosi criteri di misurazione delle emissioni che servano ad evitare il ripetersi di situazioni come il dieselgate, le Case europee non hanno nascosto di volere più tempo per applicare le nuove regole. E intanto in Francia c'è chi vocifera che presto il dielselgate raggiungerà i vertici Renault ...

I progetti di Pechino

Dall'altra parte del mondo c'è un notevole fermento in Cina. Il governo di Pechino ha presentato lo scorso settembre un piano ufficiale nel quale si prevede che la quota di mercato destinata alle auto elettriche e ibride raggiunga l'8% del totale nel 2018. Per salire poi di due punti percentuali negli anni successivi, toccando il 10% nel 2019 e il 12% nel 2020. Oggi la quota di ibride, plug in ed elettriche è in Cina dell'1,8%. Secondo fonti vicine alla locale associazione dei costruttori di auto che hanno preferito restare anonime, raccolte dall'agenzia Reuters, questi obiettivi sarebbero troppo ambiziosi e rischierebbero addirittura di danneggiare l'industria cinese. Sempre secondo le notizie raccolte a Pechino dalla Reuters, si starebbe trattando per una diminuzione di due punti percentuali a partire dal 2018. Il tetto massimo, nel 2020, scenderebbe, quindi, al 10%. In alternativa la proposta sarebbe quella di spostare gli obiettivi in avanti di un anno e quindi di considerare le quote di mercato a partire dal 2019 e non dal 2018. 

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