Ultimo aggiornamento  23 settembre 2019 18:28

Uber "chiama" i tassisti.

Redazione ·

Uber, l’applicazione californiana di taxi privati, si dice pronta a discutere in Italia con i tassisti e con il governo per partecipare anche economicamente a un fondo di compensazione per le licenze dei taxi. Che, se si aprisse definitivamente il mercato, perderebbero inevitabilmente valore.

"Spetta al governo decidere"

"Capiamo che chi ha investito i risparmi di una vita o si è indebitato – ha detto Carlo Tursi, general manager di Uber Italia in una intervista alla Stampa - non deve essere penalizzato, quindi siamo disponibili a discutere su forme transitorie di compensazione. Spetterebbe al governo stabilire come, quanto e in che forma attivarle, noi saremmo contenti di partecipare al dibattito e di discutere di come contribuire, anche economicamente".

Lo sciopero del 23 marzo

Il prossimo 23 marzo i tassisti hanno indetto uno sciopero nazionale di 14 ore contro Uber e la possibilità che il governo apra all’applicazione americana. Una battaglia di retroguardia che non porta da nessuna parte, ma che ha alla base un problema vero: ogni tassista ha pagato somme importanti, tasse comprese, per ottenere dal comune una licenza. Tursi  ha sottolineato la volontà di dialogo "con i tassisti e tutte le parti in causa", suggerendo che un meccanismo di questo tipo esiste già, come in Messico, dove "d'accordo con le autorità locali, Uber ha deciso da poco di destinare l'1,5 per cento dell'importo di ogni corsa a un fondo governativo. Esistono forme di compensazione anche in altri Paesi, posto naturalmente che non si parla solo di Uber ma anche di altri servizi simili, che possono essere concorrenti o complementari, locali o globali".

La nuova norma 

Il governo si è dato trenta giorni per riscrivere la norma che regola il settore, dopo che nel febbraio scorso i tassisti bloccarono di fatto le città con una protesta in piazza contro un emendamento contenuto nel Milleproroghe.  I tassisti, ha detto ancora Tursi,  hanno "un ruolo importante, ma ricordiamo che oltre il 70% dei taxi operano in quattro città dove vive il 10% degli italiani. Dobbiamo pensare al restante 90% che potrebbe avere grandi benefici da un'offerta più ampia e variegata, capace anche di integrarsi con i mezzi  pubblici".

Uber ha accolto con favore una nota dell’Antitrust della settimana scorsa che invece ha spinto i tassisti a proclamare lo sciopero per il 23 marzo.  "E’ un buon punto di partenza – dice Tursi - perché guarda con realismo ai modi possibili per affrontare una transizione dal modello attuale di organizzazione del trasporto pubblico non di linea a un futuro più aperto". 

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