Ultimo aggiornamento  19 giugno 2019 09:14

Guida autonoma, occhio a Israele.

Francesco Paternò ·

Mobileye è una società di Gerusalemme specialista di sensori, chip e software per la guida autonoma. All’inizio della settimana, Intel, il colosso californiano di Santa Clara di sistemi informatici usati in tutto il mondo, ha sborsato 14,7 miliardi di dollari per portare a casa le competenze automotive (e non solo) di Mobileye. La geopolitica ha dato sicuramente una mano, considerando la nuova luna di miele del governo di Benjamin Netanyahu con l’amministrazione Trump.

Un polo tech e globale

“Israele sta diventando un centro tecnologico globale, anche nell’area automotive”, ha detto il primo ministro israeliano subito dopo l’accordo. Gli investimenti di gruppi stranieri, sia direttamente nel paese mediorientale che in nuove società in partnership all’estero, confermano le parole della politica.

Volkswagen e gli altri

Volkswagen ha appena annunciato un accordo per la sicurezza informatica nello sviluppo delle auto a guida autonoma con gli esperti israeliani, Cymotive Technologies avrà doppia sede a Herzliya e Wolfsburg.; i tedeschi, nel 2016, avevano già messo 300 milioni di euro su Gett, app israeliana di ride sharing. La Ford ha comprato l’anno scorso Saips, società di automazione, la Bmw ha investito due anni fa nella app Moovit, Daimler e Gm hanno aperto dei centri ricerca in Israele, così come Renault nel giugno del 2016.

Il caso Renault

Proprio il gruppo francese fece nel 2009 un accordo con la società israeliana Better Place per sviluppare l’auto elettrica e il sistema di cambio della batteria ideato da Shai Agassi, con l’appoggio del governo laburista di Shimon Peres. Ma l’idea si rivelò un flop, anche perché troppo avanzata sui tempi.

Tesla non si fida

L’americana Tesla, nota per sviluppare in casa quanto più è possibile sia nel campo dell’elettrico che del self driving, ha invece fermato l’anno scorso l’uso di sistemi Mobileye per il suo programma di guida autonoma, considerando evidentemente la società israeliana un competitor pericoloso.

350 start up automotive

Secondo gli analisti di IVC Research Center, nel paese mediorientale ci sono 350 start up che operano nel settore automotive, grazie al fatto che l’industria globale delle quattro ruote si sta preparando a spostare il suo baricentro sempre più sul software dall’hardware. In Israele, i costruttori di auto trovano poi sia una accogliente fiscalità che un alto livello di competenza, propria di un Paese cresciuto storicamente nell’ossessione della sicurezza. E il governo di Gerusalemme, di qualsiasi tendenza politica, non sta mai a guardare.

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